MADRID, 19 NOVEMBRE – Le elezioni politiche spagnole di domenica dichiareranno il ritorno, dopo otto anni, della destra al potere.

Il candidato premier Mariano Rajoy, in un messaggio nell’ultimo giorno di campagna elettorale, ha voluto sottolineare l’importanza del voto, poiché: “È importante ridare al nostro Paese il profilo mondiale che ha perduto di una potenza che crea lavoro, di una nazione forte che era considerata nel mondo e alla quale nessuno poteva dire cosa fare”. L’unico dubbio da sanare per Mariano  Rajoy è se, una volta al governo, potrà contare sulla maggioranza assoluta o sarà costretto a una formare una coalizione.

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Si chiude così l’era di José Luis Rodriguez Zapatero, a cui non è bastato neppure la sconfitta, seppur virtuale, del terrorismo basco dell’ETA.

Alfredo Perez Rubalcaba, candidato del Psoe, si prepare a leader dell’opposizione: “Quando c‘è la crisi, quando la gente se la passa male, quando c‘è incertezza, quando ci sono molti cittadini che hanno perso il lavoro, quando ci sono genitori che pensano che i figli vivranno peggio di loro e ciò che è più grave, figli che pensano di dover vivere peggio dei loro padri, non si può pretendere di essere Primo Ministro senza dire al Paese cosa si farà”.

Gli indignati di Puerta del Sol, quei giovani che hanno occupato Madrid nella primavera del maggio scorso, sono in questi ultimi giorni di campagna elettorale più che mai attivi, sia in piazza che nella rete. Per la giornata di domani, gli indignados richiamano il popolo spagnolo a non votare i principali partiti, ma invitano “gli elettori ad andare in banca e consegnare allo sportello una scheda col nome del presidente di un istituto di credito”.

Sabrina Brandone