BOLOGNA, 18 NOVEMBRE Dopo che a settembre il Cern di Ginevra ha annunciato la scoperta di particelle sub-atomiche apparentemente in grado di viaggiare a una velocità superiore a quella della luce, oggi l’Istituto nazionale di fisica nucleare ha annunciato che altri test hanno confermato quei risultati, anche se ha avvertito che non si tratta di una verifica definitiva.”Nuovi test realizzati ai Laboratori Nazionali dell’Infn del Gran Sasso dalla Collaborazione Opera, utilizzando dei particolari fasci di neutrini (molto più brevi nel tempo e distanziati) inviati dal Cern, hanno confermato i risultati resi noti a settembre sulla velocità dei neutrini”, dice un comunicato diffuso dall’Istituto di Frascati.

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“I nuovi test sembrano escludere una parte dei potenziali errori sistematici che avrebbero potuto essere addebitati alla misura precedente”. Fernando Ferroni, presidente dell’Infn ha detto che “il risultato positivo dei test ci rende più fiduciosi sulle misure, anche se la parola decisiva può essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche altra parte del mondo”. I nuovi test, spiega l’Infn, hanno permesso di misurare in modo più preciso la velocità dei neutrini. Nel corso dell’esperimento sono stati registrati e esaminati 20 diversi eventi di superamento della velocità della luce.

Dopo l’annuncio del settembre scorso, scienziati di tutto il mondo ritengono che la scoperta, se confermata da ulteriori verifiche indipendenti, potrebbe portare ad un ripensamento delle teorie sulla composizione del cosmo. I neutrini sparati in un ricevitore nel Gran Sasso, in Italia, sono arrivati 60 nanosecondi prima di quanto avrebbe fatto la luce: una piccola differenza che però potrebbe mettere in discussione la teoria della relatività, formulata da Albert Einstein a partire dal 1905.

Il direttore della ricerca del Cern Sergio Bertolucci ha affermato  che se le scoperte dovessero essere convalidate e almeno due laboratori cominceranno probabilmente a lavorare su questo separatamente “questo potrebbe cambiare il nostro punto di vista sulla fisica”. Una scoperta di questo tipo comporterebbe una rivoluzione nella fisica paragonabile a quella causata dalla pubblicazione di Einstein della sua teoria della relatività. I neutrini lanciati dal Cern di Ginevra, il centro europeo di ricerche nucleari, hanno raggiunto le caverne dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Infn, a 730 chilometri di distanza con una velocità superiore a quella della luce. Hanno superato così quello che sembrava un limite invalicabile. Pare che siano confermati i risultati presentati alla comunità scientifica e al pubblico dai responsabili dell’esperimento Opera in settembre.

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« A noi sembra di sì, abbiamo fatto tutti i possibili controlli, abbiamo studiato i risultati per mesi e mesi e ora chiediamo l’aiuto dei colleghi di tutto il mondo, perché il risultato è troppo importante e cambierebbe tanta della fisica che conosciamo e quindi deve essere rifatto indipendentemente da qualcuno diverso dal nostro gruppo». Questa la dichiarazione riassuntiva di quanto aveva dichiarato il gruppo di scienziati nella conferenza stampa del 23 settembre scorso, che erano in effetti usciti allo scoperto coi risultati in un modo inaspettato. Solitamente, infatti, ogni lavoro scientifico viene sottoposto a una rivista professionale e si aspetta che sia convalidato da giudici anonimi di pari livello. Questa volta l’esperimento è stato fatto in modo diverso: invece che inviare grossi pacchi di neutrini tutti in una volta, e per centinaia di volte, sono stati lanciati pacchetti molto piccoli e molto brevi, come degli impulsi elettrici, e in questo modo si pensa di aver avuto una misura più precisa e, soprattutto, avere eliminato possibili errori sistematici. Occorre specificare che quando i fisici parlano di “errori” non intendono come noi “sbagli”, ma fattori che possono rendere poco efficace la misura del fenomeno. Molti di noi compiono costantemente errori sistematici, ad esempio, in cucina quando si pesa con bilance non ben tarate la quantità di spaghetti da cucinare per tutta la famiglia, ma certamente 1 grammo in più o in meno di pasta non fa tanta differenza, mentre qui uno sbaglio di un millesimo di secondo o di un metro sulla distanza Ginevra Gran Sasso è una quantità enorme, tale da rendere carta straccia il tutto. Questa volta il lavoro è stato sottoposto alla rivista scientifica JHEP e messa contemporaneamente a disposizione del pubblico. Dal 23 settembre sono passati quindi un paio di mesi e questa misura da una parte conferma la prima e dall’altra è anche più precisa.

Chiara Arnone