E’ arrivata la prima condanna per gli scontri avvenuti a Roma il 15 Ottobre scorso, durante la manifestazione degli Indignati. Giovanni Caputi, l’unico dei quindici arrestati ancora in carcere, è stato condannato a tre anni e quattro mesi con rito abbreviato, per resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Dovrà risarcire i danni al comune di Roma.

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ROMA, 17 NOVEMBRE – La decima sezione penale del Tribunale di Roma ha condannato con rito abbreviato a 3 anni e 4 mesi di reclusione Giovanni Caputi, 22enne barese ma da anni residente in Spagna, unico manifestante ancora detenuto in carcere dei quindici arrestati dalla polizia. Il reato contestato è di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. La Procura ha però chiesto e ottenuto dal tribunale la trasmissione del fascicolo “in quanto si sta indagando anche per il reato di devastazione”.

Inoltre, il tribunale ha ordinato il risarcimento dei danni da liquidare alle parti civili, cioè Campidoglio e Ama, l’azienda municipalizzata per i rifiuti, ma in separata sede.

“Siamo in presenza di una decisione troppo dura. Sulla sentenza ha, senza dubbio, influito la pressione mediatica legata a quanto accaduto a Roma. Oggi viene condannata una persona che con gli incidenti e con i casi di violenza non ha nulla a che fare”, ha commentato l’avvocato difensore Fabrizio Gallo.

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Gli altri fermati, i giovani Robert Scarlat, Stefano Conigliaro e Ilaria Ciancamerla, di età compresa tra 19 e 30 anni, processati per direttissima, l’udienza è fissata per il 5 dicembre. Rischiano da 3 a 15 anni di reclusione. Il sindaco della capitale Alemanno, a causa dei violenti e devastanti scontri, aveva annunciato lo stop per un mese ai cortei a Roma.

Ma oggi è stato, per tutta l’Italia, un giovedì all’insegna della protesta e dell’indignazione da parte di studenti e giovani che in tutte le città hanno manifestato per la giornata dell’International Students’Day, in nome del diritto allo studio e all’istruzione e contro la crisi economica.

Da nord a sud per “denunciare ancora una volta la drammatica situazione in cui versa l’istruzione e la condizione giovanile nel nostro Paese e tracciare il percorso di rilancio di un’intera generazione. Ieri sono stati nominati i nuovi ministri ma noi non vogliamo abbassare la guardia”.

La protesta degli studenti, mobilitati nella giornata mondiale di lotta per il diritto allo studio, ha causato diversi scontri, con alcuni feriti.

A Milano, alcuni manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone formato delle forze dell’ordine per raggiungere l’Università della Bocconi, iniziativa fortunatamente bloccata dalla polizia. Durante uno scontro, un operatore del Fatto Quotidiano è stato ferito da un fumogeno che l’ha raggiunto all’occhio.

A Roma, attivisti Cobas, studenti e giovani militanti dei centri sociali appena arrivati nei pressi del Campidoglio, hanno intonato cori anti-Alemanno, come risposta alle ordinanze emesse dal sindaco contro i cortei. “Roma libera”, hanno urlato gli studenti. Il primo cittadino ha annunciato che nella giornata di domani presenterà una nuova ordinanza che consentirà i cortei nel centro solo di sabato, perché “Anche se non è degenerato e ringrazio i manifestanti per aver isolato i violenti, il corteo è andato oltre l’autorizzazione della Questura e oltre il percorso prestabilito che era già impattante per la città”.

Questo il commento del sindaco di Roma Gianni Alemanno, aggiungendo che questa è stata la dimostrazione “oggettiva che delle regole ci devono essere perché non si possono affidare alla forza pubblica, di volta in volta, le decisioni”.

Sabrina Brandone