BOLOGNA, 13 NOVEMBRE – Alla fine, come in gran parte dei casi in cui c’entra il pallone, a trionfare è il talento. Certo, il tempo è galantuomo e si semina solo ciò che si raccoglie. Ma se le premesse sono queste, allora può darsi che il vento sia davvero cambiato. Da quando? Dal trentesimo minuto di Polonia-Italia.

Un ragazzo di colore, una serie infinita di discussioni e polemiche alle spalle ed un talento grande così, prende palla sulla trequarti, tutto spostato sulla sinistra. Fa qualche metro in diagonale, scorge Szczesny fuori dai pali ed indovina una parabola maligna che punisce il portiere polacco e manda agli archivi il primo gol in Nazionale. Il ragazzo, tenendo fede ad un voto che lo vede esultare poco e nulla dopo il gol, prende la maglia azzurra e la bacia una, due, tre volte.

[ad#Google Adsense][ad#Juice Overlay]

Il vento è finalmente cambiato. Addio al vecchio Mario Balotelli, al ragazzo col futuro perennemente disegnato tra le stelle del calcio ed il carattere sempre appeso al filo sottile dell’irresponsabilità giovanile. Basterebbe questo, ma invece c’è tanto altro: c’è che, nella serata in cui mancano insieme i titolari Rossi e Cassano, Balotelli riesce a coniugare questa grandissima giocata (ed un altro zampino nel gol del 2-0 del suo compagno di reparto Pazzini, ndr) ad una prestazione ricca di buoni spunti e non priva di quei ripieghi in difesa che, assenti in tanti altri precedenti, avevano fatto gridare al campioncino bravo ed insolente. Insomma, c’è tutto un altro Supermario. Ha convinto Prandelli, che ne ha fatto il faro di questa Nazionale da improvvisazione, priva per i motivi più disparati dei suoi alfieri offensivi. Ha convinto tutti i critici, anche quelli più detrattori sul giocatore e sull’uomo, con una partita di altissimo livello ed una prestazione figlia della fiducia del CT azzurro, certo, ma anche di Roberto Mancini, che dopo un inizio di stagione ancora legato alle mattane fuori dal campo ha saputo responsabilizzare il giocatore, oramai titolare fisso di una formazione di stelle che domina la Premier.

L’uomo resta ancorato al ventenne dalla storia tumultuosa sconvolto da ricchezze e notorietà improvvise e grosse quanto grattacieli. Ma se il rendimento in campo è questo, da leader più che da giovane divo invaghito solo del pallone e di sé stesso, allora tutto può finire nel dimenticatoio. La domanda, conoscendo il tipo, può essere solo questa: Balotelli saprà continuare su questa strada, in modo da zittire solo col pallone tutti quelli che ne hanno fatto un demone da combattere più che un giovane da capire e comprendere? Se sì, il ragazzo ha la strada spianata: le doti tecniche e atletiche gli schiuderanno le porte non solo del prossimo europeo, che pare essere solo il trampolino di lancio verso una carriera strepitosa, ma anche verso un futuro azzurro che vede in lui, Rossi e Pazzini i giovani terminali di un attacco atomico e di una squadra che, con giocatori di questo tipo ed un tecnico moderno come Prandelli, può finalmente provare a parlare un linguaggio tecnico di livello assoluto.

Il vento è cambiato, dicevamo: siamo solo all’inizio, e Balotelli deve presentarsi al prossimo europeo, quando presumibilmente tutti speriamo ci possano essere anche Cassano e Rossi, con la certezza di poter dare qualcosa ma assolutamente senza la supponenza del fuoriclasse in erba a cui è dovuto anche il posto fisso. Solo così potrà essere decisivo, come lo stesso Prandelli si è augurato al termine della gara in Polonia. Da qui, da questa dimostrazione di umiltà e serietà professionale, passa il decollo per una grande carriera, per un futuro da star e da principe azzurro. Mario Balotelli, da bad boy, può e deve trasformarsi in un grande campione: tutta l’Italia è con lui…

Alfonso Fasano