NAPOLI, 9 NOVEMBRE – “Credo sia stata una sentenza già scritta, la quale non ha tenuto conto del dibattimento che è stato fatto per tre anni. Nell’istruttoria dibattimentale hanno fatto il loro ingresso i testimoni dell’accusa, noi abbiamo rinunciato ai nostri. Trovandoci in questa situazione possiamo affermare che era una cosa già scritta ed era inutile sforzarsi economicamente per portare prove”. Amaro il commento di Luciano Moggi sulla sentenza formulata dal giudice Casoria nell’ambito del processo Calciopoli: 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere.

L’ex direttore generale della Juventus non si dà per vinto e spera in un verdetto equo nella seconda fase del processo. “Ovviamente siamo al primo round, presto ci sarà l’appello. Io – dichiara Moggi – non mi perdo di coraggio. Vado avanti sicuro di non aver fatto niente. La sentenza non è stata ancora scritta, sono stati soltanto anticipati quelli che erano i capi d’accusa”.

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Moggi esamina poi due partite ombra dell’inchiesta,  usate come prove della sua colpevolezza. “ Su Udinese-Brescia è scritto che erano stati ammoniti tre giocatori diffidati poiché nel prossimo turno la formazione friulana giocava a Torino: in realtà hanno giocato tutti quanti perché non erano diffidati. Analogo discorso per Fiorentina-Bologna dove ho ricevuto una telefonata di un giornalista che mi ha riferito ‘De Sanctis – che era l’arbitro del match – ha compiuto un delitto perfetto. Ha ammonito due giocatori diffidati e il Bologna avrebbe giocato la settimana prossima con la Juventus’. Io all’interlocutore ho domandato: ma chi sono questi giocatori? Lui non sapeva neppure chi erano i giocatori diffidati, eppure la telefonata si è troncata a delitto perfetto”.

“E’ inutile che stia ad elencare tutto quello che è stato fatto. Mi auguro – conclude Big Luciano – che la giustizia  sia uguale per tutti altrimenti devo pensare solo alla giustizia divina”.

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