FIRENZE, 7 NOVEMBRE – Sono diverse le ipotesi che affiorano per giustificare l’attentato che ha avuto luogo nell’arcivescovato di Firenze tre sere fa, ma quella che risulta essere più attendibile è quella che a sparare sia stato uno squilibrato con qualche motivo di risentimento verso la Curia. Al momento, però, non ci sono testimoni che abbiano visto qualcuno fuggire dopo l’aggressione.

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Gli agenti hanno acquisito i filmati di una quarantina di telecamere e hanno controllato almeno una quindicina di persone che corrispondono alla descrizione dell’aggressore fornita da don Brogi. Dopo il fatto sono state effettuate alcune perquisizioni e interrogata una quindicina di persone. Una vera caccia all’uomo insomma, che vuole fare giustizia e comprendere le motivazioni che hanno spinto il soggetto a compiere tale gesto. La descrizione presenterebbe l’uomo come tra i 60 e i 70 anni, barba incolta e bianca, abbigliamento trasandato e un cappellino. Le persone che sono state ascoltate corrispondo tutte alla descrizione, ci si avvicinano per lo meno, ma soprattutto hanno avuto in passato scontri con la Curia.

Intanto ufficiale è che il pericolo non sia rienatrato e si teme per l’incolumità dell’arcivescovo, dunque è stata disposta una postazione fissa di controlli davanti all’Arcivescovado e una scorta per Betori. Effettivamente secondo la ricostruzione, a salvare l’uomo sarebbe stato solo un “miracolo”: l’aggressore dopo aver fatto fuoco, e aver ferito don Brogi, ha puntato la pistola contro la nuca del vescovo Giuseppe Betori ma per qualche motivo l’arma non ha sparato, forse si e’ inceppata.

Don Paolo Brogi, colpito allo stomaco, dal suo letto d’ospedale aspetta che gli estraggano la pallottola calibro 7.65 che si è fermata vicino al fegato. È riuscito a parlare, a raccontare qualcosa di quanto accadduto ma non aveva le forze per firmare il verbale. È sotto sedativi, nelle prossime ore lo attende un nuovo intervento. Le sue condizioni, sono comunque stabili e la prognosi, è ancora riservata per motivi precauzionali.

Intanto l’Alto prelato ha dichiarato a Radio Vaticana: «Direi che, purtroppo, l’instabilità delle persone è una caratteristica della nostra società, per cui anche una istituzione come la Chiesa si ritrova al centro di tensioni». «Quindi, io – ha aggiunto – non vorrei particolarmente sottolineare l’episodio quanto, piuttosto, esprimere la mia comprensione verso questa persona, che sicuramente sta soffrendo per poter arrivare ad un gesto di questo genere». Capisce e si preoccupa solo per don Paolo, è in apprensione per la sua saluta e condizione. Inoltre parole di comprensione e misericordia sono state più volte ripetute: «E quindi rinnovo il mio atteggiamento di misericordia e di perdono che dev’essere quello di ogni vescovo verso tutti i suoi fedeli, anche verso quelli più provati dalla vita».

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E tutti hanno subito mostrato vicinanza per l’accaduto: a partire dal Papa, per passare dal sindaco della città Renzi. Scossi, increduli ma soprattutto sbigottiti, per un gesto senza perchè, ma per dimostrare la sua benevolenza il Vescovo ha deciso di reagire positivamente, tornando immediatamente tra la sua gente.

Alessandra Scarciglia