TARANTO, 5 NOVEMBRE – Tra un udienza e un’altra e un atto burocratico e una dichiarazione, naturalmente non poteva rimanere all’oscuro l’ultimo elemento dell’ormai distrutta e difficile famiglia Misseri. Questa volta è il turno dei riflettori puntati su Valentina, perché lei forse conosce la verità.

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Che la conosca o no, strane sono le parole intercettate durante un dialogo con il padre, mentre era recluso: era il 25 ottobre 2010 il contadino di Avetrana si autoaccusa dell’omicidio di sua nipote, la piccola Sarah Scazzi.

Piange, si dispera e chiede aiuto a Valentina: “Lo so io che mi sento. Ho un nodo allo stomaco”. E la figlia: “Quando finirai di parlare che finisce l’ultimo interrogatorio…che poi se ne parla al processo … ovviamente ti rimane sempre quella cosa, visto che ti sei comportato sempre bene, hai fatto una cosa così, è normale che ti rimane…”. Misseri poi, come se volesse ammettere di essersi accollato un peso così gravoso, pur non essendo lui il responsabile, tenta di confessare alla figlia un’altra verità, ma forse sa che quell’ambiente non glielo permette, forse sa che in carcere possono ascoltarlo e racconta a Valentina solo mezze frasi, poco comprensibili, ma forse non per lei: Non ho mai dato uno schiaffo alla Sarah, non ho mai fatto….”. E in quel momento la figlia lo interrompe: “Non l’hai dato a noi uno schiaffo, figuriamoci”. Ma poi Michele aggiunge: “Non era venuta la Sarah, la teneva la mamma, la teneva”.

È proprio quest’ultima frase che insospettisce gli inquirenti. Che voleva dire zio Michele? Sarah davvero non è arrivata a casa, rapita anzitempo dalla zia Cosima e da Sabrina? Soprattutto Valentina conosce la verità e non parla?

Una dopo l’altra le domande si mettono in fila e sempre una dopo l’altra rimangono solo delle domande, perché avanti va solo il tempo che scorre inesorabile senza portare la giustizia meritata ad un’anima innocente. E oltre il danno, la beffa: neanche questa settimana sono mancate dichiarazione del Misseri sull’omicidio, del quale continua ad autoaccusarsi. Particolari macabri, che non fanno altro che confondere la già difficile circostanza: Sarah sarebbe stata calata per i piedi nel pozzo e non con una corda, quella corda effettivamente mai trovata.

Questa la nuova versione, una nuova dichiarazione mediatica, alle quali ormai siamo abituati. Una verità a rate, studiata nei minimi dettagli, lenta , fantasiosa, poco credibile, macabra.

Ma perché? Strategia difensiva, follia, esigenza di accusarsi per scagionare le donne o che? Lo sanno solo loro, e nonostante la volontà di far chiarezza, per il momento non sono previsti drastici colpi di scena. Mi sbaglierò?

Alessandra Scarciglia

*Lo scoop sui nuovi risvolti del Giallo di Avetrana porta la firma della redazione di Aciclico Magazine*