BREMBATE DI SOPRA, 4 NOVEMBRE – Il cerchio si stringe, la traccia di Dna trovata sul corpo della piccola Yara, la tredicenne di Brembate, sequestrata e uccisa lo scorso anno, apparterrebbe ad un italiano.

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L’indiscrezione è stata resa nota mercoledì sera nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?” in onda su Rai Tre. Gli investigatori, secondo indiscrezioni riportate nel corso del programma, sarebbero risaliti a un familiare di chi ha lasciato il suo Dna sugli indumenti indossati dalla ragazzina. Per questo, dopo le informazioni trapelate dai media, gli inquirenti hanno voluto rompere il silenzio, Parlare di svolta è assolutamente esagerato. Quanto al fatto che l’omicida non sarebbe un operaio del cantiere di Mapello la stampa non scopre nulla di nuovo. Da tempo il Dna degli operai controllati è stato confrontato con le tracce sui vestiti della ragazza e non è emersa nessuna corrispondenza. E non è certo il Dna a poter dire se una persona è italiana o francese o di qualsivoglia nazionalità”. In poche parole, sarebbero state individuate alcune corrispondenze parziali tra il profilo genetico trovato sugli slip della ragazzina e altri (il numero non viene specificato) profili genetici prelevati tramite tampone di saliva, negli ultimi 8 mesi.

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La corrispondenza è parziale, “vale a dire – spiega un investigatore – che non è stato individuato il soggetto che ha lasciato tracce sui vestiti di Yara. Ci sono delle somiglianze tra profili genetici che in alcuni casi potrebbero portarci a rapporti di parentela. Potrebbero. Ma non è un lavoro breve“. Gli inquirenti dunque si mantengono ancora cauti, non vogliono sollevare un polverone, illudere i familiari, sbagliare  a puntare il dito.

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Ma chi ha ucciso veramente Yara? Per il momento l’unica certezza è l’ottimismo nelle indagini, come si riscontra dalle dichiarazioni: L’ottimismo c’è sempre stato, altrimenti ci saremmo già arresi di fronte ad un’indagine così difficile. Ma svolte non me ne risultano”. Insomma di certo, rimangono solo i sospetti, e i si cercano i modi per tramutarli in verità. Che siano di vecchi stampo o super tecnologici, la missione è arrivare alla giustizia.

Intanto Brembate tace e si chiude a protezione della famiglia Gambirasio. Vuole vedere dietro le sbarre chi ha ammazzato Yara, ma come ha sempre fatto non presta il fianco a supposizioni «finché non saranno il pm Letizia Ruggeri o il procuratore capo Massimo Meroni ad annunciare che la caccia è finita». Caccia che forse mai come adesso è stata così intensa. Già a giugno sembrava che si fosse vicini alla risoluzione dell’enigma, ma poi tutto sfumò. Forse per questo regna tanta prudenza, ma nessuno nega che adesso c’è la speranza di farcela, un anno dopo il delitto.

Alessandra Scarciglia