FUKUSHIMA, 2 NOVEMBRELa centrale nucleare desta nuove preoccupazioni nel Giappone e nella comunità internazionale: la strumentazione Tecpo, la ditta che ha in gestione l’impianto, ha infatti rilevato nel reattore n.2 la presenza di xenon, gas che si sprigiona solitamente in occasione di una fissione. Secondo un portavoce della Tecpo non ci sarebbe comunque il rischio di un evento di tale gravità e i lavori di messa in sicurezza proseguiranno come da programma: a scopo precauzionale è stato comunque immesso acido borico nel reattore. Altre rassicurazioni sono giunte infine dall’Enea: la presenza di xenon è un fenomeno “che può verificarsi in particolari condizioni di densità e distribuzione del combustibile rimasto all’interno del reattore”.

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In seguito al cataclisma dello scorso marzo, Fukushima aveva gettato sul Giappone l’inquietante spettro dell’olocausto nucleare: con lo scemare degli eventi l’opinione pubblica si era dimenticata forse del rischio fissione che in realtà è rimasto sempre costante. Anche la bonifica del sito non è stata ancora ultimata e continue fuoriuscite radioattive hanno minato la stabilità dell’ecosistema terreno e marino nei pressi dell’area. Fino a quando la temperatura dei reattori non si sarà abbassata a sufficienza, attualmente il reattore n.2 oscilla intorno a valori prossimi ai 100°, la questione non potrà essere definitivamente archiviata. La commissione per l’energia atomica giapponese ha stimato che per la completa bonifica del sito occorreranno circa quarant’anni: 30 per lo smantellamento del sito e altri 10 per la rimozione delle sostanze nocive.

Gianluca Francesco Pisutu