TRIPOLI, 31 OTTOBRE Il primo ministro del Consiglio nazionale di transizione libico, Mahmoud Jibril, ha annunciato ieri  alla tv al-Arabiya, il ritrovamento di armi nucleari, nell’arsenale del regime del rais in Libia, si tratta di armi distruzione di massa che il regime di Gheddafi aveva annunciato anni fa di avere distrutto per mantenere dei rapporti politici di normalizzazione con l’occidente.

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La conferma del ritrovamento sarà data nei prossimi giorni, dopo eventuali accertamenti dall’ Agenzia Internazionale per l’energia atomica. (Aiea).Gli analisti militari della Nato, durante i giorni della presa di Tripoli, avevano espresso il timore che il raìs facesse ricorso ad armi del genere, nel tentativo di soffocare la rivolta. Gli esperti d’intelligence, infatti, ipotizzavano che Gheddafi non fosse mai arrivato a costruire armi nucleari, sebbene si fosse dotato d’impianti per l’arricchimento dell’uranio. Gli unici ritrovamenti sinora effettuati riguardavano soltanto del materiale radioattivo, ma non armi funzionanti. Dopo sette mesi di missione, finisce dunque l’operazione militare della Nato in Libia. ” Unified Protector, l’operazione guidata dall’Alleanza atlantica”

La fine delle operazioni  (31 ottobre) è stata decisa al termine di una riunione del Consiglio atlantico a Bruxelles allargato ai cinque Paesi non membri che hanno preso parte all’operazione nel paese nordafricano (Qatar, Emirati Arabi, Marocco, Giordania e Svezia).

Le missioni sono state complessivamente oltre 26.200, delle quali più di 9.600 d’attacco, tanto che il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, parla di “una delle operazioni di maggior successo nella storia della Nato”.

Dalla riunione della scorsa settimana a Doha dei capi di Stato maggiore dei paesi impegnati in Libia si pensa a una nuova missione internazionale per la ricostruzione del paese, in prima linea in questa nuovo mandato è il paese del Qatar che già durante i mesi di guerra aveva predisposto centinaia d’uomini.
Anche il governo transitorio sembra essere d’accordo della presenza di forze straniere per aiutare il paese, in quanto potrebbe avere una duplice finalità, finora inespressa dalle forze in campo. Da una parte, evitare un’esportazione di eventuali armi di distruzione di massa ancora presenti sul territorio. E, dall’altra, evitare che le forze ribelli si macchino di atrocità.

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I paesi disposti a questa futura missione sono: Gran Bretagna, Marocco, Svezia e Giordania. La stessa Italia, come hanno ammesso i ministri Frattini e La Russa, stanno valutando le modalità d’intervento.
Continua intanto la fuga di Saif al Islam, il figlio di Gheddafi scappato con tutta probabilità nel sud della Libia e che forse avrebbe trovato riparo in un Paese confinante, Niger o Mali.

Luana Scialanca