ROMA, 24 OTTOBRE – Lutto nel mondo del cinema. Quel cinema poco chiacchierato, forse poco noto ai più, ma di cui Damiano Russo faceva parte.

Un giovane ragazzo, di soli 28 anni, con la passione per il cinema e per la recitazione, che a differenza di tanti altri stava riuscendo, passo dopo passo, a realizzare il suo sogno. Un sogno infranto all’età di soli 28 anni a causa di un terribile incidente stradale in moto accaduto a Roma in via Prenestina. L’impatto è terribile, il casco si sfila e il povero Damiano finisce per sbattere la testa a terra. C’è poco da fare per tutti, il giovane poco dopo l’impatto muore.

A ricordarlo il grandissimo regista Pupi Avati : ” Era un attore dotato di quella sensibilità che riesce a stupire un regista disincantato come me, che la gioventù, l’ha abbandonata da tempo. L’ho diretto in “Una sconfinata giovinezza” ed era riuscito a convincere tutti, dagli attori ai macchinisti, agli operatori. Su quel set Damiano si conquistò una seconda famiglia“. Queste sono le parole toccanti con cui Pupi Avati ricorda il giovane Damiano, che peraltro aveva incontrato solo la settimana scorsa per discutere di un nuovo progetto.

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Sempre lo stesso regista Avati racconta: “All’inizio della scorsa settimana l’ho incontrato per un progetto, gli ho fatto un provino e ancora una volta mi ha sorpreso. Sapevo che suonava il pianoforte, ma non immaginavo in quel modo così lieve e allo stesso tempo profondo. Abbiamo girato la scena in presa diretta e la sua esecuzione è stata perfetta“.

Un ragazzo senza tanti grilli per la testa, preciso, attento, talentuoso e modesto: così lo ricorda Pupi Avati, che racconta: “Proprio in Una sconfinata giovinezza, abbiamo sbagliato a scrivere il suo nome, e storpiare il nome di un attore è come prenderlo a schiaffi. Lui però non solo non protestò, ma non ci disse una parola. Siamo noi che gli abbiamo chiesto scusa“.

La carriera di Damiano comincia all’età di 13 anni quando Michele Lanubile lo dirige nel film “Io non ho la testa“. A 16 anni arriva poi l’importante progetto di “Tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubini, che gli permette di conquistare il Capitello d’Oro al Sannio Film Festival e una nomination al Globo d’oro come miglior attore esordiente.

Nel 2001 arriva l’esordio in tv nella serie tv “Compagni di scuola“, che fu un trampolino di lancio per Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti. Comincia così il suo percorso televisivo, passando tra una serie tv e l’altra: “Il veterinario” con Gigi Proietti, “Un posto al sole“, “Medicina generale“, “I liceali“, “Ris” e “Distretto di Polizia“. L’ultima esperienza televisiva, che peraltro gli ha regalato la notorietà, è la serie “Come un delfino” dove ha recitato al fianco di Raoul Bova, che in Damiano trovò un amico.

Ed è lo stesso Raoul Bova a raccontare: “E’ incredibile doverne parlare al passato. Damiano non era un ragazzo estroverso, ma lasciava intuire quanto fosse ricco dentro, sopratutto aveva idee, scriveva…Venerdì quando sono corso all’ospedale speravo ancora non fosse vero. E invece l’ho visto. Il suo volto era intatto, nemmeno un graffio. I genitori, assecondando la sua richiesta, hanno donato i suoi organi, Almeno in parte Damiano vivrà nelle persone che ha voluto aiutare, hanno detto. Con quella compostezza e dignità che io ho conosciuto in lui“.

Anche il regista di “Come un delfino“, Stefano Reali, ricorda Damiano e racconta di come ” la sua determinazione mi aveva convinto a riscrivere il ruolo a sua immagine. Damiano era il brutto anatroccolo che diventa cigno. Rispetto agli altri del cast, tutti palestrati, muscolosi, non aveva il fisico, ma aveva molto di più. Aveva la forza dello sguardo. Se avesse avuto tempo sarebbe diventato un nuovo Elio Germano

Oggi al Teatro Valle ci sarà l’ultimo saluto al giovane Damiano a cui parteciperanno tutti gli amici, gli attori, i registi e chi avuto la fortuna di conoscerlo.

Buon viaggio Damiano!

Emanuele Ambrosio