MILANO, 22 OTTOBRE – In un paese messo in ginocchio dalla crisi, elevata quasi a capro espiatorio per ogni errore commesso dal governo, l’arte accusa sempre più colpi. Siamo arrivati al punto da credere che chi fa arte, non lavora e se non lavora non può guadagnare.

Era quasi ora di pranzo, quando al comando dei carabinieri di Via Moscova a Milano arrivava una strana ed inquietante chiamata: “Ho giustiziato un uomo”. Contemporaneamente un’altra telefonata segnala degli spari in Via Watt. Dietro la cornetta o, visto che non siamo più’ negli anni ’90, dietro il microfono del cellulare, Mauro Pastorello, 53 anni, capitano in congedo dell’esercito, residente a Padova dove è agente di commercio, sposato e padre di una ragazza di 19 anni. Si, ha giustiziato un uomo, una falsa giustizia; quella della vendetta personale.

Vestito con l’uniforme militare decorata dai suo gradi di maggiore, sparava tre colpi di pistola dopo una lite con la vittima, Mauro Curreri, regista di 39 anni. Testimoni hanno affermato di aver visto, prima dell’omicidio,  l’ex ufficiale aggirarsi per il quartiere e urlando Curreri a gran voce e brandendo la pistola.

Mauro Pastorello aveva collaborato con la vittima nel film “Gli Eroi di Podrute”, uscito nel 2005, ed esigeva da Curreri un compenso per la sceneggiature e per la parte di attore non protagonista. Tra i 20 e i 30 mila, la richiesta. Ma  il regista non era dedito al pagamento dei servizi artistici resi dai propri collaboratori, come denunciato anche da “Striscia la notizia“.

Il bisogno del vile denaro ha fatto tutto il resto. Pastorello sarebbe arrivato in via Watt intorno alle 12 e avrebbe cercato il Teatro Primo studio, il luogo d’appuntamento con Curreri, chiedendo informazioni e suonando diversi citofoni mentre indossava l’uniforme. Divieto assoluto agli ex ufficiali in congedo, se non in occasione di cerimonie ufficiali.

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Intorno alle 13 è entrato nel teatro di posa per richiedere i soldi pattuiti. Il no del regista. La lite che si trasforma in tragedia. L’allarme dato da una donna, il 118 constata il decesso del registra mentre medica l’ufficiale che, disarmato, viene preso in consegna dai carabinieri e portato al comando per gli interrogatori.

La moglie dell’ex militare conferma che tra i due non correva buon sangue. Il marito sosteneva di esser stato lo sceneggiatore oltre che uno degli attori della pellicola.

Chi è la vera vittima? Qual’è il confine che separa la giustizia dall’omicidio se non la legge che la contestualizza?

Davide Bart. Salvemini