BOLOGNA, 22 OTTOBRE – Non solo Civis. Un’altra infrastruttura sta creando innumerevoli disagi e problemi alla popolazione felsinea dell’appennino Tosco-Emiliano: stiamo parlando della famigerata Variante di Valico.

Il Movimento 5 Stelle, guidato da Giovanni Favia e Andrea De Franceschi, ha lanciato l’allarme per Santa Maria Maddalena di Ripoli, il piccolo borgo situato sull’Appennino bolognese, che, secondo gli ultimi studi geologici della Protezione Civile, sta scivolando inesorabilmente a valle per effetto dei lavori invasivi e delle errate scelte di percorso nella progettazione della Variante di Valico.

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La Frana della frazione di Ripoli-Santa Cristina si sposta di un centimentro ogni 12 giorni, mentre lo spostamento finale, stimato da un equipe di geologi, sarebbe di 15 centimetri.

Il dato allarmante è stato evidenziato in Regione dal Movimento Cinque Stelle, che chiede di fermare immediatamente dei lavori: “Noi abbiamo tutti i dati aggiornati,- afferma De Franceschi – anche se Autostrade Spa ha cercato di negare. I dati sono veramente allarmanti perché si vede chiaramente che ci sono 2 milioni di metri cubi di terra in movimento verso valle. Ieri, il servizio geologico della Protezione Civile, ha dichiarato che c’è un pericolo per la pubblica incolumità. Di questo Autostrade, ovviamente, non vuole rendersi conto“.

L’area interessata dal movimento franoso coinvolge 200-250 abitazioni, per un totale di 300-400 persone. Uno dei problemi principali è costituito inoltre dalla linea ferroviaria a valle, che scorre immediatamente sotto il corpo di frana, con conseguente problema di pubblica sicurezza per i trasporti di Trenitalia lungo la tratta Bologna-Firenze, punto nevralgico di collegamento tra il nord e il sud Italia.

Sulla possibile evacuazione delle famiglie dalle abitazioni De Franceschi risponde: “Non possiamo evacuare nessuno, tranne le case che sono state già danneggiate. Non possiamo evacuare e distruggere un intero paese per l’incompetenza di alcuni tecnici. I lavori vanno fermati immediatamente e si deve ragionare su un percorso alternativo che c’era già ed era stato indicato prima. Si doveva passare più a monte dove c’erano delle rocce dure e si potevano costruire delle gallerie sicure e non all’interno di una frana che hanno cercato di ignorare sino all’ultimo mese“.

Redazione Online

Foto estratta da Repubblica Bologna