BOLOGNA, 21 OTTOBRE – La crisi economica, che il nostro Paese sta affrontando a partire dal 2008, non lascia indenne neanche la zona del bolognese che, negli ultimi mesi ha visto la chiusura di numerose aziende e la crescita sempre più veloce di un numero spropositato di poveri.

Nel tessuto produttivo della provincia di Bologna dal 2008 al primo semestre del 2011 sono scomparse ben 583 aziende, con un calo dello 0,41%, secondo un’elaborazione, basata su dati di Infocamere-Movimprese, effettuata dal centro studi Sintesi di Mestre per l’Osservatorio creato dalla Confartigianato-Assimprese di Imola. Meno aziende e un numero sempre più crescente di poveri che non si configurano più solo tra i precari, ma anche tra chi ha un “posto fisso” che stenta ad arrivare a fine mese. Lo denuncia una ricerca scaturita da un anno di seminari e raccolta di dati, organizzata dal gruppo “nuove povertà” nell´ambito della Fondazione Gramsci, finanziata da Coop Adriatica e Arci Emilia Romagna.

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Dal 2007 al 2011 le domande per ottenere un alloggio di edilizia popolare sono passate da 5.465 a 9.200, nella fascia dai 25 ai 34 anni il reddito dichiarato è di 20 mila euro all´anno, equivalente a quanto mediamente denunciano gli over 85. E la disoccupazione è in forte aumento tra le donne, dove la crisi si scaglia più ferocemente: le iscrizioni femminili ai Centro per l’Impiego dell’Emilia Romagna sono circa 39.000, con un aumento del 3,8% contro l’1,45% di quelle maschili. E quelle più penalizzate, sono proprio le donne con un livello di istruzione più elevato: il 69% delle persone laureate in cerca di lavoro sono infatti donne.

Restano sul territorio provinciale 88.064 imprese, di cui 32823 hanno sede nel territorio bolognese propriamente detto, che però, secondo la Confartigianato sono fortemente strette nella morsa delle tasse: “Ad aggravare la situazione per le piccole e medie imprese sono la pressione fiscale, il costo del lavoro e l’eccessiva burocrazia – si sottolinea nella nota della Confartigianato – che assorbe molte risorse alle piccole e medie imprese, incidendo sulla competitivita’”. Ma, in particolare, “il problema più sentito in questa fase è quello della difficoltà di accedere al credito”, conclude Confartigianato.

Federica Palmisano