BOLOGNA, 21 OTTOBRE –  La Cisl regionale lancia un allarme: in Emilia Romagna c’è un aumento di circa il 121% di possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto bancario locale e “Bologna, Modena, Reggio Emilia e Rimini sono tra le prime 15 province italiane per numero assoluto di segnalazioni sospette e la stessa provincia di Rimini balza al sesto posto in Italia se la si valuta in rapporto agli sportelli bancari presenti sul territorio”.

Ad aprire il dibattito sul tema caldo della mafia per il Nord Italia è Marco Amadori, segretario regionale dei bancari (Fiba) durante il seminario “Legalità, sviluppo e credito”, tenutosi a Bologna con la partecipazione di Fabio Di Vizio, sostituto procuratore di Forlì che ha indagato sul riciclaggio di denaro sporco a San Marino, e di Francesco Trimarchi, nuovo direttore della Banca d’Italia di Bologna. Amadori ha sottolineato che la mafia non è solo un problema del Sud e occorre superare la convinzione che la criminalità organizzata sia presente solo nel Sud del nostro Paese, ma bisogna ammettere ciò che è evidente agli occhi di tutti: le mafie riciclano i propri proventi illeciti soprattutto nelle economie più sviluppate, e per questo motivo, l’Emilia Romagna non è indenne a questo processo illegale.

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E notizia delle ultime ore rivelerebbe Castelfranco, in provincia di Modena, come quartier generale del clan dei Casalesi e dove risiederebbe “Renato”, un elemento di spicco del clan. Lo rivelerebbero delle intercettazioni relative a un’indagine della Dda di Napoli che a inizio ottobre, con l’operazione ‘Staffa’, ha portato all’arresto di ventinove persone tra cui Francesco Vallefuoco. E proprio quest’ultimo, in un’intercettazione, rivelerebbe la presenza di un certo “Renato” come nuovo capozona nella spartizione degli interessi dei clan in Emilia Romagna. Le indagini della Dda di Napoli e Bologna sui Vallefuoco hanno evidenziato comunque una nuova modalità di azione da parte del clan. Non più dedito alle tipiche estorsioni – le indagini infatti ipotizzano l’associazione per delinquere aggravata da metodo mafioso e non l’associazione mafiosa definita dal ’416 bis’ – ma più radicato nelle attività del territorio come quelle immobiliari, commerciali e finanziarie.

Federica Palmisano