TARANTO, 20 OTTOBRE – Altro colpo di scena nell’ormai avvincente sit della famiglia protagonista del processo di Avetrana: ieri il Tg1 ha trasmesso un incontro tra Michele Misseri e la moglie Cosima Serrano, intercettati inconsapevolmente durante un colloquio del 3 marzo scorso, quando ancora lui era in carcere.

Già confuso, zio Michele, a quei tempi aveva esposto diverse versioni e nello specifico, dopo essersi auto-accusato e successivamente aver accusato la figlia, provocando il suo arresto, in quel periodo era tornato alla prima versione, simile attuale, dove si professa unico colpevole dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi.

“Come deve finire, che tu esci prima di quella. Tu sei il santo e lei è l’assassina”, diceva Cosima al marito Michele. Con quella si riferiva proprio alla figlia, Sabrina, quella figlia che avrebbe voluto proteggere e non vedere finire in carcere. Avrebbe sottolineato al marito le sue colpe, in quanto gli investigatori stanno seguendo le piste che lui stesso avrebbe fornito. Appare affranta, distrutta, a voce alta, ma quasi parlasse da sola ripete più volte in che situazione si trovano, una vita di lavoro buttata al vento, con una ragazza tolta di mezzo e una li dentro, in carcere.

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Un disastro, come lei stessa lo definisce, ma al quale vuole cercare un rimedio, chiedeva infatti: “Stai scrivendo il memoriale?”, memoriale consegnato dallo stesso Misseri proprio qualche giorno fa. Un memoriale che doveva contenere la verità, un’improbabile e ardua via d’uscita, il tutto per tutto, per salvare quella figlia, per far luce su tante ombre.

Si lamenta Cosima, si lamenta per tutto il colloquio, avrebbe preferito che un fulmine le fosse caduto sulla casa piuttosto che veder nascere questa situazione. “Dobbiamo vedere come finisce”. Ma come deve finire? Ancora oggi non si trova uno spiraglio di luce o salvezza. Una coppia quella di Cosima e Michele logorata dal tempo e dalle vicissitudini, dai silenzi e dalle fatiche di una vita. Parlano freddamente. Alla fine una stretta di mano, un bacio sulla guancia, episodi forse che non accadevano da tempo. Episodi che non si sarebbero ripetuti, perché al momento dell’incontro, alla sue parole, a quella profezia lasciata scivolare tra un lamento ed un altro manca solo un elemento: il suo arresto avvenuto di li a due mesi.

Alessandra Scarciglia

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