TARANTO, 18 OTTOBRESi dichiara unico colpevole dell’atroce delitto, proprio mentre la figlia lo definisce vigliacco. Questo il colpo di scena dell’udienza preliminare per il processo sull’omicidio di Sarah Scazzi. Michele Misseri scagiona moglie e figlia e racconta in un memoriale il perché dei suoi gesti e come. Che sia l’ultima verità?

All’interno del memoriale le descrizioni sono dure, dettagliate, quasi come un film horror, un libro giallo. Ma questa è la realtà, non è finzione. “Da tempo non stavo bene con la mia famiglia, con mia moglie, ma non riuscivo mai a sfogarmi. Quel maledetto giorno avevo preso in prestito un attrezzo e volevo andare a lavorare nei campi. Poi ero nervoso, il trattore si era rotto, ero in garage, ed è scesa la ragazza. Non la nominerò più, perché la famiglia Scazzi mi ha chiesto di non farlo. Lei scese nel garage tra le 14.20 e le 14.30 e mi chiese perché urlavo e bestemmiavo; le ho detto di andarsene, lei è rimasta e l’ho presa di spalle: all’improvviso ho sentito un calore alla testa e non ho capito più nulla; lei mi ha tirato un calcio, io ho trovato una corda e l’ho uccisa. Non mi sono accorto di ciò che stava succedendo; me ne sono reso conto quando il suo cellulare suonava, lei lo aveva in mano, e io l’ho lasciata cadere ed è caduta col collo sul compressore. Lì mi sono accorto di averla uccisa. Avevo capito che avevo combinato un guaio”.

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Cominciano poi i ricordi della soppressione del cadavere, nascosto nel “cofano” della Seat Marbella e poi buttato nel pozzo, dopo essersi fatto il segno della croce. In mezzo “Un’altra bugia”, alla moglie Cosima, a cui dice di dover andare all’azienda del fratello perché sono scappati i cavalli e la finzione “di interessarsi” con i parenti alla scomparsa di Sarah.

C’è anche il racconto dei pomeriggi successivi, quando è andato al pozzo “per pregare” per l’anima di quella bambina che in sogno gli dice “di sentire” freddo.

Pagine e pagine, dalla scrittura sempre più incomprensibile, fino al pentimento: “Io sono pentito perché le volevo bene: nessuno saprà mai perché l’ho fatto“.

Alessandra Scarciglia