ROMA, 18 OTTOBRE – Il sindaco di Roma Alemanno, alla vigilia della manifestazione degli Indignatos made in Italy, aveva dichiarato che non voleva e, soprattutto, non poteva permettere che si verificasse un altro 14 dicembre. E invece un altro episodio di indecente violenza, scontri immotivati, pacifismo mandato all’aria: i black bloc hanno colpito Roma e i manifestanti, hanno colpito al cuore delle loro idee, alla buona fede delle loro speranze. Hanno attaccato, devastato, ferito e infangato una giornata preziosa, un ideale di manifestazione pacifica in un solo giorno, l’I-Day per lottare contro la disparità.

Gli indignatos italiani volevano dare voce alle loro idee contro la crisi economica e la dittatura delle banche, invece si sono ritrovati a combattere contro 400 ‘caschi neri’ che hanno messo a ferro e fuoco un’intera città. Due giorni dopo i fatti di Roma trapela un’amara realtà, forse più triste delle fiamme, delle botte, del caos: c’erano almeno due blocchi violenti organizzati, uno era all’interno del corteo, l’altro ha puntato direttamente su piazza San Giovanni probabilmente con l’obiettivo di impedire l’assemblea conclusiva. Il piano è filato liscio e, i due gruppi, si sono ricompattati a metà pomeriggio andando all’assalto delle forze dell’ordine. Riuscendo a prevalere. Infatti il coordinatore delle indagine Saviotti, ha dichiarato: “Alcune condotte sembra siano state pianificate e preparate prima degli scontri è chiaro come un contesto sostanzialmente pacifico sia stato utilizzato come luogo di mimetizzazione”.

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Intanto i dodici ragazzi, tutti tra i 18 e i 30 anni sono in carcere e la procura di Roma ha chiesto per loro la convalida delle misure cautelari, parlando di “violenza premeditata”.  Su di loro grava l’accusa di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale, secondo gli articoli 337 e 339 del codice penale. La procura della capitale ha chiesto al gip la convalida dei provvedimenti emessi dalla polizia e dai carabinieri e l’emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse potrebbero portare a condanne pesanti, che vanno da tre a 15 anni.

Alessandra Scarciglia