MANILA, 17 OTTOBRE – E’ stato ucciso a colpi di pistola mentre in auto stava andando ad una riunione di presbiterio, sull’isola di Mindanao, culla del separatismo islamico nelle Filippine. Non era la prima volta che cercavano d’ucciderlo, già nel 2003 era sfuggito ad un agguato mortale in quella zona dimenticata del paese asiatico.

Padre Fausto Tentorio, 59 anni, aveva dedicato la sua vita alle Filippine e, soprattutto, a tutti migliaia di bambini martoriati dalla piaghe della povertà.
Si era trasferito nella regione di Arakan nel lontano 1978, un anno dopo esser diventato sacerdote. Aveva abbandonato la sua Santa Maria di Rovagnate, piccola frazione in provincia di Lecco, per diventare missionario del Pime. Dalla parrocchia dedicata alla “Madre del Perpetuo Soccorso”, a 60 km da Kidapauan, gestiva una maxi missione che nelle Filippine coinvolgeva oltre 30000 abitanti.

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Padre Tentorio era il punto di riferimento delle adozioni a distanza, e quella zona del paese non l’aveva scelta a caso.
Devastata dalla guerra civile e dalle repressioni militari, negli anni 80′, soprattutto, durante la sanguinosa dittatura del generale Marcos, dal 1985 viveva in simbiosi con i manobo, una popolazione tribale di 3000 anime dislocata in un territorio di trecentomila ettari, comunità alla quale mai nessuno si era mai interessato prima che i missionari del Pime arrivassero in questa terra sperduta delle Filippine, ricca di foreste e povertà.

Padre Tentorio, in un’intervista del 2005, raccontava delle numerose minacce di morte ricevute in passato soprattutto dal gruppo paramilitare degli Alamara che controllavano una zona nella quale il missionario progettava di costruire un centro di assistenza per bambini.

Redazione