ROMA, 16 OTTOBRE – Lo scenario cambia, non siamo più nella Genova del G8 di qualche anno fa. Siamo nella Roma degli indignados. Ma loro, i Black Block, sono sempre uguali. Marciano incappucciati dietro uno striscione arancione con lo slogan “Non chiediamo il futuro, ci prendiamo il presente”. E se lo prendono; l’intera manifestazione, l’intero pomeriggio, l’intero centro di Roma diventa di loro dominio.

L’invasione ha inizio poco prima delle 15 verso la fine di viale Cavour mentre la protesta sembra procedere pacificamente. Auto incendiate, vetrine spaccate, edifici in fiamme: una guerriglia urbana di incontrollata violenza che trasforma la città in un campo di battaglia attraversato da bombe carta, petardi e lacrimogeni. Il bilancio finale non è ancora preciso, ma si parla di oltre settanta feriti e di ingenti danni materiali.

Mentre i Black Block proseguono indisturbati, gli agenti antisommossa sono impegnati a impedire al corteo di deviare verso il centro storico della città. I manifestanti cercano di isolarli senza successo; avanzano impuniti dal Colosseo a piazza San Giovanni, dove infine si scatena la battaglia contro le forze dell’ordine. Le armi? Sampietrini, mazze, cartelli stradali.

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Ormai la manifestazione è stata sabotata e la lotta feroce continua per le strade di Roma fino al tramonto. Nel buio della sera, scontri violentissimi agitano ancora via Merulana dove viene data alle fiamme l’impalcatura per il restauro di un edificio. Se il governo nega un futuro a giovani e meno giovani e i Black Block si impossessano del presente, cosa resta agli indignados italiani?

Giulia Taurino