LOS ANGELES, 13 OTTOBRE – Stando a quanto ha dichiarato il dottor Murray al processo in corso a Los Angeles per la morte ancora sospetta di Michael Jackson, il cantante avrebbe avuto tutto il tempo per somministrarsi da solo la dose letale di Propofol in quanto il medico si sarebbe allontanato più dei due minuti da lui dichiarati, cambiando ancora una volta la sua versione dei fatti.

Il dottor Christopher Rogers, che effettuò l’autopsia sul corpo della popstar, ha smontato la tesi del dottor Murray. Secondo Rogers questo scenario è al limite dell’impossibile perché in meno di cinque minuti Michael si sarebbe dovuto alzare (presumibilmente stordito perché sotto l’effetto di tranquillanti) e somministrarsi la dose letale che poi avrebbe dovuto avere il tempo di fare effetto bloccandogli la respirazione.

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Secondo il medico è molto più probabile che Murray abbia somministrato più dosi di Propofol a Michael nell’arco di alcune ore, causando, per negligenza, una morte per overdose.

Eleonora Braghiroli