ROMA, 12 OTTOBRE – Manca poco alla scarcerazione di Erika De Nardo e come è successo per Amanda Knox, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni e le prime dichiarazioni. A parlare questa volta, a “Pomeriggio Cinque” da Federica Panicucci, è Francesca Casali un’amica di carcere di Erika.

Come tutti ricordiamo Erika fu accusata, con il fidanzato Omar Favaro, di aver commesso il duplice omicidio di una delle vicende più tragiche della cronaca italiana: il delitto di Novi Ligure. Ai microfoni della trasmissione domenicale, l’ex compagna di prigione racconta: “Erika mi ha sempre detto che lei non ha fatto nulla e la sua unica colpa è di non aver fermato Omar“.

La ragazza racconta di essere entrata in contatto con la giovane Erika tra maggio ed ottobre del 2010, durante un periodo che anche lei ha trascorso in prigione con la condanna di truffa. Il suo ricordo di Erika è del tutto positivo e racconta di una ragazza semplice, “alla buona, dolce, bisognosa d’affetto“.

Non sembra una ragazza che possa avere ammazzato un fratellino, io sono mamma e vi dico che non sembra proprio che possa avere ucciso” sono queste le parole dell’amica di cella. Anzi racconta che ogni qual volta Erika vede dei ragazzini giovani di venti anni dice sempre “potrebbe essere mio fratello“.

Verso la famiglia Erika non prova alcun sentimento di odio, anzi ama sua mamma come il primo giorno. Naturalmente le dichiarazioni di Francesca Casali fanno riflettere, anche se bisogna sempre ricordare cosa la legge ha sancito e riconosciuto nei confronti di Erika.

Sempre ai microfoni di “Pomeriggio Cinque” la Casali racconta che Erika non vuol sentire minimamente nominare il nome di Omar, verso cui nutre un enorme sentimento di rabbia e poi aggiunge alcuni piccoli dettagli, come i loro nomignoli: Erika in carcere è stata soprannominata “castoro” per via dei suoi denti, mentre lei “babà” come il dolce.

Durante l’intervista la Casali mostra anche delle lettere che Erika le ha scritto, tra le quali una dove Erika parla del carcere come “un manicomio dove si litiga sempre” e poi aggiunge ” amò, tre mesi e ho finito, sono così stanca, non dormo più ma penso che sia normale“. A questa lettera datata 3 Settembre, fa seguito una del 21 settembre dove Erika racconta della vita della comunità e del suo enorme desiderio di finire al più presto e di riprendere in mano la sua vita.

Una vita, che seppur a breve ( il 5 Dicembre prossimo Erika dovrebbe lasciare il carcere) sarà per sempre segnata da una macchia indelebile, che nessuno potrà mai portar via.

Emanuele Ambrosio