TARANTO, 12 OTTOBRE – Delitto di Avetrana, delitto Sarah Scazzi, Zio Michele e famiglia al seguito. Da tutti questi elementi, che ormai quotidianamente si sente parlare, sembra però ancora mancare la chiave, l’anello centrale, il movente. Un delitto di ombre, di dichiarazioni rilasciate, versioni cambiate,una famiglie che si chiude che non può rimediare, che non può più correre al riparo. Un delitto di gelosia si era ipotizzato, una gelosia malata che Sabrina covava e provava per la piccola cugina, nonostante questo non fosse emerso né negli sms tra la Misseri e Ivano Russo, oggetto del desiderio in questione, né tantomeno sono stati dimostrati rapporti di ostilità tra le due cugine, infatti tra esse c’erano frequenti visite, compresa quella del 26 agosto 2010.

Una ragazzina troppo ingenua o una donna colpita da un furtuito raptus che non le ha lasciato il tempo di capire quello che faceva? Gli inquirenti presto si esprimeranno in merito, anche se attualmente, secondo il tribunale, non ci sono indizi validi che la condannerebbero per il fatto. Più complicata la posizione della mamma, Cosima Serrano.

La donna perchè avrebbe dovuto uccidere la nipote quindicenne? È venuto meno anche per lei il movente della gelosia, in quanto non era a conoscenza della relazione sentimentale e del rapporto sessuale consumato tra la figlia e il Russo. Per questo secondo gli inquirenti cadrebbe l’accusa. Una gelosia che avrebbe condotto Sabrina a uccidere, perchè Sarah era ormai diversa, sbocciata all’improvviso come si sboccia a 15 anni, come sbocciano i fiori in primavera, e spiazzano le tinte opache di un inverno triste come gli inverni sono qui, lenti, monotoni, ripetitivi, rassicuranti, uguali da secoli a se stessi.

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Non più quella bambina segaligna e informe dai capelli crespi, i movimenti goffi, l’apparecchio ai denti, che andava come un cucciolo smarrito dai Misseri a medicare coccole, un po’ di tenerezza, cercando di perimetrarsi in un territorio che non le apparteneva, di ritagliarsi un ruolo in quello spettacolo di legami profondi complici espansivi, per risarcirsi di un’affettività parsimoniosa. Si era trasformata in un primo abbozzo tenero di donna, e lei diventa leggiadra, solare, inconsapevolmente sensuale nella dolcezza delle prime curve, dei primi movimenti puerilmente femminili. E allora nella famiglia Misseri accade qualcosa di imprevisto e dirompente, una variabile che porta a galla e ingorga un flusso tortuoso di sentimenti sepolti, frustrazioni, legami complicati. E’ quello, forse, il gorgo nel quale qualcosa di malsano incuberà il delitto.

Questa è la colpa della ragazzina e questo sicuramente il movente che ha guidato le due donne, soprattutto Sabrina e che ha rovinato e segnato per sempre la sua vita, e che ha provocato l’ennesimo pezzo di storia familiare che si frantuma, che cade come un macigno addosso all’architrave degli affetti, precipita nell’odio, rovescia e trasfigura le relazioni, i ricordi, i sentimenti.

Alessandra Scarciglia