AUCKLAND, 11 OTTOBRE – In Nuova Zelanda si lavora per arrestare gli ormai elevati quantitativi di petrolio che stanno fuoriuscendo dalla nave cargo Rena, incagliatasi mercoledì scorso sulla barriera corallina al largo della costa settentrionale dell’isola di Tauranga.

Finora la perdita di carburante stimata è di circa 350 tonnellate e la marea nera continua ad allargarsi. Esiste infatti il rischio che il portacontainers liberiano si rompa liberando le 1.700 tonnellate di idrocarburi presenti a bordo sulla barriera Astrolabio, rinomata per la sua ricca biodiversità.  “La quantità di combustibile che è uscita nelle ultime 24 ore è cinque volte superiore rispetto all’inizio della catastrofe”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Nick Smith, definendolo il peggiore disastro ambientale mai avvenuto nel paese.

Intanto il petrolio ha raggiunto la spiaggia di Mont Maunganui, località turistica della baia di Plenty, causando la morte di numerosi uccelli ritrovati morti o ricoperti dalla miscela nera. A cercare di limitare i danni sono intervenute di squadre di salvataggio e specialisti dall’Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore sono volati in Nuova Zelanda per soccorrere gli animali. Anche i cittadini si sono organizzati per dare il loro contributo.

Tuttavia, gli sforzi dei soccorritori potrebbero essere contrastati dal meteo: le condizioni atmosferiche sono infatti peggiorate e non si prevedono miglioramenti. La direttrice dell’Autorità Marittina Neozelandese (Mnz), Catherine Taylor, afferma che “le cose cambiano di continuo, il meteo non gioca a nostro favore ma contro di noi”.

Giulia Taurino