PALERMO, 10 OTTOBRE – Il pentito Giovanni Brusca era a conoscenza della presunta trattativa tra Stato e mafia. A parlargliene fu Totò Riina, dopo la strage di Capaci e prima della strage di via d’Amelio. Interrogato oggi nuovamente nel processo a carico del generale Mario Mori, e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano, l’ex capomafia di San Giuseppe Jato ha collocato le sue informazioni sulla trattativa in un momento precedente all’attentato a Borsellino.

Le dichiarazioni di Brusca sul papello, cioè sulle richieste avanzate dal boss Totò Riina allo Stato per fare cessare la strategia stragista, se verificate, hanno particolare importanza, perché vanno a sostegno dell’ipotesi investigativa secondo cui Borsellino fu eliminato perché ritenuto un ostacolo tra i vertici mafiosi ed esponenti delle istituzioni.

Brusca ha anche citato per la prima volta Gaspare Spatuzza, collaboratore di giustizia la cui attendibilità non trova consensi unanimi tra i magistrati. In particolare, ha detto che Spatuzza gli riferì del fallito attentato allo stadio Olimpico quella che  nei piani della mafia doveva essere “una vendetta nei confronti dei carabinieri che ci hanno preso in giro”. Secondo le rivelazioni di Spatuzza riportate stamattina da Brusca, l’autobomba fu imbottita di bulloni e pezzi di ferro che con l’esplosione sarebbero stati sparati come proiettili, proprio per causare un più alto numeri di morti, ma non scoppiò per un difetto del telecomando che avrebbe dovuto innescare la deflagrazione.

Noemi La Barbera