Palo Alto (California), 07 OttobreLa mancanza, la sensazioni di vuoto si sente molto a Palo Alto, a due giorni dalla scomparsa di Steve Jobs, il “visionario” a capo della famosa “mela”. Qui viveva il 56ennne  che ha cambiato il mondo, a 53 chilometri da San Francisco, sede della prestigiosa e costosa università di Stanford.

Davanti alla casa del fondatore di Apple, la processione di chi gli vuole rendere omaggio è cominciata ieri subito dopo la notizia della sua scomparsa. In poco tempo all’angolo tra Waverly Street and Santa Rita Avenue si sono raccolti mazzi di fiori, lumini, un iPad bianco con la foto di Jobs che campeggia sul sito della compagnia.

Qualcuno ha posato accanto delle mele rosse, addentate di lato a ricordare il simbolo di Apple come lo abbiamo conosciuto negli anni. Molti i bambini in braccio ai genitori. Poi le scritte sull’asfalto del marciapiede, col gesso: “Steve, hai reso il nostro mondo migliore”, “Grazie per le tue idee” e molte altre ancora.

Non c’è confusione. Un via vai che si consuma sotto la pioggia con grande discrezione, quasi sottovoce, davanti a quella casa con i fiori arancione sulla facciata. Così come sottovoce parla un vicino di Jobs: “Il giorno di Halloween ha aperto il cortile interno della sua casa, e ha sistemato un calderone ribollente con del ghiaccio secco. Quando i bambini si sono avvicinati, lui li ha accolti e per farli contenti ha tirato fuori confezioni di succo di mela. In fondo nessuno glielo aveva chiesto”.

Altri hanno scelto di ritrovarsi in un parco nei pressi per una veglia dal sapore hi-tech: dai loro iPhone hanno riprodotto il suono di una campana tibetana, ricordando la pratica buddista di Jobs.

Eleonora Braghiroli