PERUGIA, 06 OTTOBREAmanda Knox è libera, ma continua a far parlare di se e ad attirare l’attenzione mediatica mondiale. Infatti, secondo alcuni tabloid americani, la giovane ragazza varrebbe una cifra di ben 20 milioni di dollari.

Come tutti sappiamo, subito dopo l’assoluzione la ragazza è tornata a casa a Seattle, stretta nell’abbraccio dei suoi cari e dei suoi amici che da sempre l’hanno sostenuta.

Oggi, a far parlare di lei, sono i suoi diari e i suoi appunti, che Amanda era solita prendere durante le lunghe udienze in tribunale.

Appunti che parlano di lei, di quello che ha vissuto in tribunale e dietro le sbarre di una cella e non solo. Appunti che parlano anche della cara amica Mez, quell’amica a cui non avrebbe mai potuto far del male.

Non sono un mostro. Non guardo le foto del cadavere di Mez perché non riesco a sopportare di vederla ridotta così. Lei era mia amica” queste alcune delle parole di Amanda estrapolate dai suoi appunti, che chissà molto presto potranno anche essere raccolte in un libro, che la giovane ragazza potrà scrivere.

Non sono il mostro di Perugia” sarebbe la frase, secondo il “Corriere della Sera“, che Amanda avrebbe scritto a caratteri cubitali subito dopo l’assoluzione.

Tra gli appunti si legge anche ” Io non riesco a guardare le foto del cadavere di Mez perché non riesco a sopportare di vederla ridotta così. Non ho mai visto Mez morta se non da queste foto, con i miei legati, che mi hanno sconvolto. Era mia amica“, parole riferite al momento in cui in tribunale sono state mostrate le foto dell’amica Meredith morta, immagini che Amanda non ha voluto guardare.

Ma facciamo un passo indietro nel tempo e torniamo alla notte del 5 Novembre 2007, quando Amanda in questura disse: “Ricordo confusamente che l’ha uccisa Patrick Lumumba” confermando così la sua presenza sulla scena del delitto. Questa dichiarazione fu la sua arma a doppio taglio, visto che fu condannata per calunnia. Dopo quattro anni da quella dichiarazione, dalle pagine dei suoi appunti si legge: “L’obiettivo dell’interrogatorio era di non lasciarmi una scelta ma di convincermi fino a quando non confermavo i loro sospetti. Ingenua nel credere che una persona innocente non potrebbe mai falsamente confessare o accusare in modo calunnioso. Ingenua a credere che gli investigatori sono infallibili.”

Tra i tanti appunti non mancano le riflessioni e i pensieri su se stessa.

Amanda, infatti, scrive di sè: “Sono stupida, perché ho paura?” e scrive che “il bisogno di giustizia per Mez è parallelo e non in contrasto con la necessità di giustizia per me e Raf. Non c’è giustizia per Meredith non perpetuare le ingiustizie per me“.

Al momento giustizia sembra essere stata fatta, vista la decisione della Corte d’Appello di assolvere Amanda e Raffaele.

Adesso toccherà attendere il ricorso in Cassazione fatto dai pm di Perugia, per constatare se sarà confermata o meno la sentenza d’Appello, che al momento da ragione alla giovane Amanda.

Emanuele Ambrosio