CUPERTINO, 6 OTTOBRE La morte di Steve Jobs rimanda a una presa di coscienza su ciò che è stata la sua vita. Rimanda al passaggio dall’era fisica a digitale di cui è stato traghettatore, all’industria contemporanea di cui è stato protagonista, al futuro nel presente, di cui è stato inventore. Sì perché di questo mondo globalizzato e digitale Jobs non è stato solo un’icona, ma il suo volto più bello, colui che gli ha dato un’”anima”, coniugando la creatività allo sviluppo.

Nato a San Francisco il 24 febbraio del 1955, da madre americana e padre siriano, Steven viene dato in adozione a Paul e Clara Jobs. Dopo il diploma a Cupertino nel 72, Steve si iscrive al college che abbandona dopo sei mesi. Una scelta che descriverà come fondamentale nella sua vita, grazie alla quale capì cosa amava davvero. Appena ventenne, insieme all’amico Steve Wozniak fonda la Apple Computer. Il primo risultato si chiama Apple Lisa, ma non è un successo commerciale, al contrario del prodotto che ne erediterà l’impostazione, il Macintosh. Allontanato inaspettatamente dal nuovo ad Jobs approda alla NeXT. Una svolta paradossale, inaspettata, ma che lui reinterpreterà come un’occasione di ritrovata leggerezza, piuttosto che accusare la pesantezza del successo. La lungimiranza di Jobs lo porta a scegliere NeXT una realtà produttiva che rivoluzionerà il cinema, sbancando ai botteghini con Toy Story. Il rientro di Jobs avviene con l’acquisto da parte di Apple della NeXT. Con l’arrivo dei primi iMac, primo vero successo di mercato, Jobs traghetta la Apple verso una nuova stagione di successo, spinta da un’idea: incorporare il design nelle categorie dell’hi-tech. A ruota, consegna al mondo e alla sua azienda un successo dietro l’altro: MacOs X, l’iPod diventato un’icona generazionale e con cui modifica l’essenza stessa di Apple. Ma nel 2003 a Steve Jobs viene diagnosticata una rara forma di cancro al pancreas, si opera e l’intervento va a buon fine. Arrivano Macbook, Mac Mini, iPhone. Nel 2009, Steve Jobs ha nuovamente problemi di salute, tali da doversi assentare a lungo da Apple. Ma il 27 gennaio 2010, in occasione della presentazione dell’iPad Jobs arriva sul palco citando Mark Twain: “Le indiscrezioni riguardo la mia morte sono decisamente esagerate”. Ma poi arriva il secondo annuncio. Indiscrezioni gli danno poche settimane di vita. Ma ancora una volta, alla presentazione del nuovo iPad 2, il 2 marzo 2011, Steve Jobs, smagrito e stravolto, stupisce il mondo e i mercati e presenta personalmente  la nuova versione. Stavolta Di slaute non parla. il 25 agosto scorso Steve scrive una lettera all’azienda “Sfortunatamente è arrivato il giorno in cui non posso più far fronte ai miei impegni”.

Un commiato essenziale per una delle menti più visionarie, lucide e innovative dell’era contemporanea. Quella di un uomo che ha reso la sua vita esemplare rispetto al motto che amava ripetere “Stay Hungry Stay Foolish”. Affamato e folle, Steve Jobs, ha rivoluzionato la nostra quotidianità, allevato i nostri sogni, segnato la nostra era, cambiato il nostro pensiero. Trasformando le suggestioni in realtà.

Noemi la Barbera