LOS ANGELES, 05 OTTOBRE – La situazione giudiziaria di Conrad Murray, medico personale della pop star americana Michael Jackson, si fa sempre più grave durante la seconda settimana del processo per omicidio colposo, che lo vede come principale colpevole della morte del cantante internazionale. Secondo l’accusa, mentre Michael Jackson esalava gli ultimi respiri, Murray era al telefono, tranquillo, con una delle sue tante amiche/amanti.

Sade Anding, cameriera di Houston, avrebbe raccontato che il giorno 25 giugno del 2009, intorno a mezzogiorno  ricevette una telefonata, della durata di 5 o 6 minuti, da parte del cardiologo. Mentre erano al telefono, la donna si accorse che il medico non l’ascoltava più e, in sottofondo, sentiva dei suoni simili a una tosse e un vociferare. La donna chiuse la conversazione per riprovare, almeno un paio di volte, a ricontattare, senza successo, Murray.  Secondo l’accusa è proprio in quel momento che il cardiologo si rese conto che Jackson non sarebbe sopravvissuto al suo micidiale cocktail di sedativi per curare l’insonnia cronica di cui la pop star era affetta da diverso tempo. Durata e ora della conversazione sono fondamentali, per l’accusa, per determinare la colpevolezza del cardiologo che curava Michael Jackson con un cocktail di sedativi e dosi intravenose di propofol. Il propofol, che non è considerato un sonnifero, è un medicinale utilizzato per sedare i pazienti prima di un operazione e, comunque, deve essere costantemente monitorato.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il dottor Murray avrebbe trovato Jackson in stato di incoscienza alle 11.56 del mattino del 25 giugno, ma non avrebbe fatto chiamare il numero per le emergenze, il 911, prima delle 12.20. L’accusa, inoltre, attraverso una foto raccapricciante, afferma che Jacko, dopo il primo malore, arrivò all’ospedale, già privo di vita e lo stesso, Murray, non sarebbe riuscito a raccontare ai dottori che accolsero la popstar americana il perché di quello stato di incoscienza e in fin di vita. Murray e accusato di “grave negligenza, abbandono del paziente e incompetenza” e se ritenuto colpevole, dovrà scontare quattro anni di carcere. Secondo il pubblico ministero David Walgren, Murra, infatti, non era affatto interessato alla salute del suo paziente, ma solo all’interesse lucrativo verso un “contratto da 150mila dollari al mese”.

Federica Palmisano