BOLOGNA, 4 APRILE – Sarà dopo il lockout americano che verranno decise le sorti dell’affare Bryant. Tra un calendario da rifare e le clausole di contratto, l’approdo al basket italiano della stella dei Lakers continua il suo altalenante andazzo.

Il contratto. Pur di assicurarsi un giocatore come Bryant, la Virtus si è detta disposta ad accettare i vari benefit previsti dal contratto del giocatore, come i diritti di immagine, la suite di 160mq e l’aereo richiesto per permettere alla moglie di tornare in USA ogni volta che vuole. Si tratta di clausole “ragionevoli” considerato il beneficio che la stella dei Lakers apporterebbe non solo alla Virtus, ma a tutta la pallacanestro italiana, rilanciandola sotto i riflettori di mezzo mondo. E poco importa se il contratto sarebbe di soli 40 giorni, basterebbe cambiare il calendario, come fa notare Sabatini, che vorrebbe giocare in casa le prime due gare e sfruttare l’effetto Bryant il più possibile, giocando 10 partite in poco più di un mese.

L’attesa. Intanto a Bologna si tiene sotto osservazione la serrata dei giocatori americani, arma a doppio taglio per la Virtus: Bryant aspetterà l’esito del lockout per decidere sul suo (breve) futuro a Bologna, e se lo sciopero sarà confermato, l’NBA dovrebbe partire in ritardo, più o meno a metà novembre, assicurando a Kobe abbastanza tempo per giocare le sue 10 partite in Italia. Allo stesso tempo, però, l’attesa potrebbe far saltare i piani di Sabatini, deciso a far giocare Bryant già dalla prima di campionato (domenica contro Roma, ndr), inaugurando al meglio la Unipol Arena, impresa quasi impossibile se si considera che il termine ultimo per il tesseramento è fissato a venerdì. In ogni caso il patron della Virtus si è detto disponibile ad accogliere Bryant anche se dovesse partire dalla seconda di campionato. L’obiettivo, infatti, resta quello di rilanciare il basket italiano.

Luciano Cangianiello