PERUGIA, 4 OTTOBREDopo la sentenza di assoluzione per la Knox e Sollecito che ha sgretolato la condanna in primo grado, rimangono in piedi dubbi e reticenze. Ma soprattutto manca la verità su cosa sia successo davvero quella sera, se è vero, come dice la sua sentenza definitiva di condanna, che Rudi Guedè non ha ucciso da solo.

Per esempio, il dna di Sollecito ritrovato nel ferretto del reggiseno di Mez, anche se non è un reperto attendibile perché contaminato – secondo la perizia di cui si è avvalsa la difesa – come è finito nella scena del delitto, se è vero che il ragazzo pugliese non si è mai trovato lì? Rudy Guedé resta l’unico condannato a 16 anni di carcere in via definitiva, accusato di violenza sessuale degenerata in omicidio. Ma stando alle numerose lesioni ritrovate nel corpo di Meredith, non è ipotizzabile che abbia fatto tutto da solo.

“Sono certo che la Cassazione farà giustizia della sentenza”, ha detto il pm Giuliano Mignini, il magistrato che ha coordinato dall’inizio le indagini della polizia. Ed ha aggiunto: “E’ stata una Caporetto dell’informazione. Mai visto una tale pressione mediatica, non si può andare avanti così”.

E i media che hanno riempito i salotti della tv di teorie strampalate, da ieri sono incapaci di leggere la realtà, o meglio, di renderla coerente a quella che fin qui avevano dato del delitto Meredith. Dov’è finita la disinvolta ragazza americana che irretisce il suo fidanzatino del sud? Cosa ne è di quei due giovani freddi e calcolatori che dopo qualche ora dall’omicidio della coinquilina di Amanda comprano mutande sorridenti e tranquilli? Se un gioco perverso a quattro, con un’Amanda e un Raffaele “sballati” dalle droghe – come se queste potessero trasformare persone “normali” in assassini – non è più uno scenario credibile, cosa è successo quella sera? Non importa se i media non danno più risposte. Ieri c’è stato il colpo di scena di ieri. E ciò basta a fare audience.

Noemi La Barbera