ATENE, 3 OTTOBRE – La Grecia manca i suoi obiettivi e si prepara a tagliare altri trenta mila dipendenti pubblici. Nonostante i grandi sacrifici e i tagli pesantissimi messi in atto negli ultimi mesi, il Paese ha confermato ieri che non raggiungerà l’obiettivo di ridurre il debito pubblico fissato a giugno per il 2011.

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La finanziaria 2012, intanto, è stata approvata dal Consiglio dei Ministri durante il quale è stato fissato il delicato piano di tagli per trentamila posti di lavoro nel settore pubblico imposto dai creditori internazionali; un’azione rilevante concordata in cambio di successivi aiuti. Un quadro recessivo più grave di quanto si potesse prevedere: secondo il progetto di bilancio, nel 2011, il deficit pubblico della Grecia sarà riportato all’8,5% del Pil contro il 10,5% del 2010. Questo deficit resta superiore all’obiettivo del 7,4% del Pil fissato inizialmente nella legge pluriennale votata a giugno, ma comunque migliore della proiezione fatta a inizio settembre dalla troika Ue-Bce-Fmi che era stata fissata intorno al 9,5% del Pil. Tuttavia l’economia continuerà a calare, nonostante le azioni di austerità varate dal governo.

Poco dopo l’annuncio del mancato raggiungimento dei target di bilancio, il governo ha fatto sapere che la Grecia taglierà altri 6,6 miliardi di euro tra il 2011 e il 2012. Rivista quindi in negativo la previsione per il 2012, che vede il rapporto deficit/Pil crescere al 6,8 per cento rispetto al 6,5 per cento delle precedenti previsioni. Stime in negativo anche per quanto riguarda la crescita: a luglio le previsioni davano il Paese in crescita nel 2012, mente ora ci si attende un risultato in negativo di almeno il due per cento. Intanto, la fiducia tra la popolazione è ai minimi storici.

Secondo un sondaggio condotto dalla società Kapa Research subito dopo l’annuncio di nuovi tagli, per il 67.3% dei greci non sarà possibile evitare il fallimento. La parola passa alle Borse, chiamate a capire e far capire se quanto uscito dal Consiglio dei Ministri di Atene, è un passo avanti verso la soluzione della crisi o un pericoloso passo indietro verso il default della Grecia.

Sabrina Brandone

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