ROMA, 17 SETTEMBRE – Si firma “detenuto innocente” e si dichiara “uomo al muro”, Salvatore Parolisi, che dalla prigione scrive una lettera che questa sera verrà letta nel programma “Quarto Grado”: «Ormai sono l’uomo al muro: niente mi è stato perdonato» si sfoga l’uomo: «Il carcere, è un mondo nel mondo e solo chi lo vive può capire quanta sofferenza può dare, sofferenza che diventa dolore lancinante quando lo si vive da innocente, come succede a me».

Parolisi, accusato dell’omicidio di sua moglie, Melania Rea, sottolinea più volte il suo essere innocente, puntualizzando che tradire non è reato e non può essere il movente di un omicidio: «Non mi viene perdonato il tradimento, anche se ormai alcuni giudici hanno scritto che tradire non è reato e che quello non può essere il movente».

L’uomo è deluso e amareggiato e continua a sentire la mancanza di Vittoria, la figlia di quasi due anni che oggi vive con i nonni materni e che crescerà senza la sua mamma.

Parolisi si lamenta del fatto che non è ancora riuscito a vederla: «neanche un bacio, nè una carezza… sentire il suo profumo, ricordando anche mia moglie e ricaricandomi di forza d’animo…».

«…Soffro e continuerò a soffrire – conclude – con la certezza, però, che la stessa giustizia che oggi mi accusa ingiustamente, quanto prima farà il suo corso, affermando la mia assoluta estraneità ai fatti. Così tante persone apriranno gli occhi per chiedere scusa».

Lucia Perrucci