LECCE, 16 SETTEMBRE – Si sono svolti nel pomeriggio di ieri i funerali della giovane studentessa leccese,Paola Caputo. La ragazza, residente a Roma per motivi di studio,ha perso la vita nella notte tra il 9 e il 10 Settembre in un garage degli uffici dell’ Agenzia delle Entrate,zona Bufalotta. Shibari,un gioco erotico di origini giapponesi la causa della sua morte.

La sera del 9 Settembre,Paola e una sua amica,incontrano,sotto previo appuntamento,Soter Mulè,architetto quarantaduenne esperto della pratica del bondage.

I tre bevono alcool e fumano droghe nei locali della capitale;poi,l’idea di recarsi nel seminterrato. Le ragazze si fanno legare,corde annodate strette su buona parte del corpo,incluso il collo. Si chiama Breath play ed è la forma più pericolosa dello Shibari. Ed è tragedia:Paola si sente male e sviene;il peso del suo corpo fa da contrappeso,le corde si stringono anche attorno al collo dell’amica. L’uomo cerca di sciogliere i nodi,non ha un coltello vicino. Un errore madornale per un esperto di questo tipo di pratiche sessuali:quando riuscirà a trovarlo in macchina e a tagliare la morsa che stringe il collo delle due ragazze sarà troppo tardi. La leccese muore soffocata,Federica viene trasportata in fin di vita in ospedale,dove ancora oggi si trova in coma farmacologico. E’ lui a dare l’allarme alle cinque del mattino,precisando per prima cosa che le ragazze erano consenzienti e assumendosi la responsabilità dell’imprudenza,particolare che oggi gli permette di essere agli arresti domiciliari.

Una nottata conclusasi in un omicidio colposo per l’architetto quarantaduenne;in una vita in bilico tra vita e morte per la ragazza ricoverata;nel dolore di una famiglia che perde per la seconda volta un figlio (cinque anni prima il fratello di Paola era morto in un incidente stradale). Niente lutto cittadino e la celebrazione di un prete che va in pensione a dare l’ultimo saluto al feretro della leccese. “La vita non è un gioco!”,il monito proveniente dall’altare.

Carmela Rubini