ASCOLI PICENO, 23 LUGLIO – Dalle 183 pagine dell’informativa consegnata alla Procura di Ascoli dai CC e dal Ros di Ancona, emerge tutta la diffidenza della Perrone verso Parolisi: “Tu vuoi togliere dai guai te, non me…”.

Dalle 183 pagine dell’informativa consegnata alla Procura di Ascoli dai carabinieri e dal Ros di Ancona viene a galla dell’altro

Sono passati pochi giorni dall’omicidio quando il Caporalmaggiore si fa prestare un cellulare e la chiama. Ecco alcuni stralci della telefonata:

Perrone: «Tu vuoi togliere te dai guai, non me…»
Parolisi: «No no no, non mi tolgo io dai guai non ho nessun guaio da cui togliermi, hai capito? Perché io non ho fatto niente di quello che mi si vuole accusare. Ti entra in testa anche a te sì o no?».
Perrone: «A me non me ne frega niente di quello che dicono… però tu mi devi rispondere soltanto a una domanda Salvatore».
Parolisi.: «Ti ho detto che ne parleremo da vicino».
Perrone: «Da vicino?… io non ci arrivo a parlare con te perché ti giuro io mi ammazzo prima, tu non ti rendi conto».
Parolisi: «Non fare cretinate, anche io ci ho pensato già in questi quindici giorni. Sono stato dieci giorni senza mangiare…».
Perrone: «Rispondimi: io a te ti conosco? Io a te non ti conosco».

Parolisi appare preoccupato, insiste, vuole sapere di più:

Perrone:«Io ho raccontato i due anni della mia storia con te, quante volte e anche quando è successo che lei mi ha chiamato, perché quelli lì lo sapevano già, mi hanno detto “ora non dirci che questa non ti ha chiamato”».
Parolisi: «Lo so, ci hanno giocato anche i familiari suoi (di Melania, ndr) avevano fatto un patto con me e poi mi hanno tradito alle spalle…».
Perrone: «Ascolta un attimo me. Io gli ho detto tutta la verità, tutto dei nostri due anni, da quando hai cominciato a chiamarmi. Ho detto che mi sono innamorata di questa persona. Era sposato, va bene, ho sbagliato, abbiamo sbagliato tutti e due perché non siamo riusciti a chiudere la nostra storia (piange). Gli ho detto che tu ti volevi separare, però non ho mai detto che la sera prima della scomparsa…».

Certo, a ragione diceva Cicerone “Aliud est celare, aliud est tacere” riferendosi alle abitudini dei mercanti. Oggi però si tratta di un omicidio, e in ogni aspetto serve chiarezza. Ed ecco  dunque  un altro tassello mancante, un quid da indagare, un conto che non torna.

Stefano Chessa