HERAT, 31 MAGGIO – Nel difficile processo di transizione verso la democrazia l’attacco dei talebani è interpretabile come un ennesimo e violento atto dimostrativo. Gli insorti hanno ancora la capacità di colpire con forza e di realizzare azioni “spettacolari”: è questo il chiaro messaggio talebano all’Occidente. Il Prt di Herat è stato scelto come obiettivo perchè meno difeso rispetto ad altre “zone calde”.

Una interminabile e sanguinosa battaglia ha avuto come teatro Camp Vianini, sede del locale Prt, il “Provincial Reconstruction Team” gestito dall’Italia di concerto con le autorità locali. Dopo l’attacco del kamikaze alla struttura, infatti, alcuni guerriglieri, cinque in tutto, hanno aperto il fuoco contro la base.

 

Cinque soldati italiani sono rimasti feriti. Il bilancio complessivo dei due attentati suicidi, compiuti quasi simultaneamente, è gravissimo: cinque i morti accertati e 52 feriti.

“Grazie a Dio – ha osservato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa – non abbiamo avuto decessi; il bilancio poteva essere molto piu’ grave”. Il militare più grave è un capitano del Reggimento d’Artiglieria di Maniago, Pordenone. Sulle sue condizioni c’è un cauto ottimismo, ma resta comunque in prognosi riservata.

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A cura di Gianluca Francesco Pisutu

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