BOLOGNA, 29 APRILELuigi Tenco come non l’avete mai sentito: ironico e sociale, oltre che intimista.

Una scoperta per molti, un piacevole viaggio nel tempo per altri attraverso brani immortali, testi fin troppo attuali e sonorità rinnovare che vanno dal jazz alla bossa nova, passando dalle ballate fino ad arrivare al rock.

Tutto questo è “Baccini canta Tenco”, il concerto teatrale di Francesco Baccini che arriverà a Bologna, all’Arena del Sole, il prossimo 5 maggio. Il concerto avrà per la prima volta, da quando è partito il tour, un ospite d’eccezione: Freak Antoni degli Skiantos.

“Baccini canta Tenco” è un progetto ambizioso sia dal punto di vista culturale che musicale e che vede la collaborazione di personaggi del calibro di Armando Corsi, “la chitarra che sorride” come lo chiamano gli addetti ai lavori, che si è occupato dell’arrangiamento dei brani dello spettacolo; Pepi Morgia, light designer di fama internazionale, alla regia e alla scenografia; Marzio Angiolani, docente ed esperto di cantautorato italiano, coautore dello spettacolo al fianco di Baccini, il tutto sotto la stretta supervisione di Paolo Caliari.

“Quello che vogliamo fare – spiega il cantautore genovese – è far conoscere Luigi Tenco nella sua complessità e bellezza artistica. Fino ad oggi, infatti, è venuto fuori un aspetto molto marginale della sua produzione, ovvero quello intimista. Ma Luigi era anche altro. Ci sono brani molto ironici e altri che toccano aspetti sociali che trovo siano di un’attualità preoccupante, sono stati scritti nei primi anni Sessanta ma sembrano scritti ieri: sono la dimostrazione che negli ultimi cinquant’anni l’Italia non è cambiata”.

Insomma, la figura di Tenco, che Francesco Baccini vuole restituire al Terzo Millennio, è quella di un cantautore e di un uomo dalle tinte forti, assai lontana da quell’immagine in bianco e nero impressagli dopo la morte. In quanti, ad esempio penserebbero ad un Luigi in chiave rock? Eppure, anche se non l’ha ufficialmente firmata perché non iscritto alla Siae, Tenco fu autore con Reverberi e Calabrese di ”Ciao ti dirò”, considerato dalla critica il primo brano rock in Italia, portato al successo da Celentano e da Gaber.

Il “programma di viaggio” prevede una scaletta molto eterogenee. Oltre ai più famosi Vedrai vedrai e Mi sono innamorato di te, anche una divertente E se ci diranno, rivisitata in chiave ska e brani ironici come la Ballata della moda, Hobby e Giornali femminili che erano, assieme ad altri quattro, canzoni scritte appositamente per il programma satirico “La comare” andato in onda sul Secondo canale della Rai nel 1964 del quale Tenco era ospite fisso e proponeva di volta in volta brani di repertorio e un inedito. Questi pezzi sono stati pubblicati soltanto postumi, mentre le immagini sono andate perse perché la Rai ha cancellato dagli archivi il programma. Per le ballate Tenco utilizza ironia, e a tratti la comicità, per attirare l’attenzione su problemi sociali davvero importanti, come la diseguaglianza economica, la condizione della donna, il consumismo e il dilagare di mode e pubblicità, il divorzio. E’ forse uno dei primi esempi di canzone “impegnata” in Italia. Tornando all’aspetto intimista, non si poteva trascurare Ho capito che ti amo (1964), il grande successo internazionale di Tenco che spopolò soprattutto in Argentina dove il brano diventò la sigla di una fortunatissima telenovela alla quale Luigi, nell’ultima puntata, prese parte.

Un viaggio, quello di “Baccini canta Tenco”, fortemente emozionale che si conclude con l’ultimo brano cantato da Luigi, ma eseguito nella versione originale. Ciao amore ciao aveva in realtà un testo differente, cambiato da Tenco per adattarlo alle necessità del Festival. Si intitolava Li vidi tornare, era un brano contro la guerra in cui un bambino vedeva passare un gruppo di soldati che partivano per il fronte e che non avrebbero mai più fatto ritorno, se non nei sogni del fanciullo. Il ritornello, tanto criticato, probabilmente era anche assente in una primissima versione, ma comunque in Li vidi tornare era ben legato alla storia, essendo il canto corale dei soldati che marciavano.

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