BOLOGNA, 22 APRILE – Massimo Ciancimino, figlio di «Don Vito», ex sindaco di Palermo colluso con il clan dei Corleonesi, è stato arrestato ieri pomeriggio a Parma per aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Secondo l’ipotesi accusatoria dei magistrati, i pizzini che Ciancimino – testimone-pentito in diversi processi contro la mafia – avrebbe portato per accusare De Gennaro sarebbero falsi.

Nel provvedimento si fa riferimento specifico a due documenti prodotti da Ciancimino: uno, in fotocopia, era stato portato il 15 giugno scorso.

L’altro, in originale, il 7 febbraio. Dalla comparazione dei testi è emerso che la parola “De Gennaro” era stata estrapolata dal secondo documento e riprodotta sul foglio contenente un elenco di nomi di uomini dello Stato che, secondo Ciancimino jr, sarebbero stati collusi o compromessi con i mandamenti siciliani.

In parole povere, un testo modificato ad hoc per incastrare volutamente – secondo l’ipotesi accusatoria dei magistrati – l’ex capo della polizia.

“Mio padre fece quell’annotazione in mia presenza”, aveva dichiarato ai pm Massimo Ciancimino. Un’accusa, quella della calunnia, che dissolve come neve al sola la credibilita’ di Ciancimino, che negli ultimi anni ha reso numerose dichiarazioni spontanee sui rapporti tra Stato e mafia. “E’ chiaro – ammette Ingroia all’Agi – una dichiarazione per calunnia non e’ acqua fresca. La credibilita’ di Ciancimino e’ minata, ma e’ anche vero che ci sono sue dichiarazioni che stanno in piedi a prescindere dalla sua attendibilita’ generica, perche’ riscontrate da elementi specifici”.

Redazione