BERGAMO, 18 DICEMBRE – La verità sembra ancora molto lontana, ma le ricerche a Brembate Sopra e dintorni non si fermano. Gli inquirenti continuano ostinatamente a indagare in tutte le direzioni, per trovare un segnale, un indizio, una traccia di Yara. Dalle idee più malsane subito escluse, come quella delle sette sataniche, alle lettere di mitomani, fino all’analisi dei pareri di più sensitivi che in questi casi offrono le loro patetiche soluzioni al caso.

Tutto viene analizzato in maniera certosina, ogni traccia non viene tralasciata. In campo per le ricerche ci sono gli strumenti tecnologicamente più avanzati e gli uomini più specializzati in materia di persone scomparse. Gli investigatori stanno verificano le oltre 15mila le telefonate agganciate dalla cella di Brembate. Bisognerà vedere quanti cellulari hanno agganciato la stessa area da cui parte l’ultimo sms di Yara, rintracciare ogni presunto sospetto e ascoltarlo al più presto.

La procura di Bergamo sta analizzando tutti i racconti di amici e parenti di Yara, sta leggendo e rileggendo il suo diario, setacciando ol suo computer in cerca di eventuali mail o chat sospette, ma senza apparenti risultati.

Neanche le telecamere fisse del paese finora hanno fornito elementi utili, così l’inchiesta sembra ogni volta ripartire da zero.

«Non può essere sparita nel nulla», ma la sensazione di chi vive a Brembate di Sopra sembra questa. A 21 giorni di distanza l’assedio di telecamere e giornalisti è scomparso e il paese torna alla sua normalità, ma non smette di sperare. Come la famiglia di Yara che, in silenzio, aspetta la 13enne per festeggiare il Natale.