TARANTO, 26 NOV.Un buco di quasi quattro ore nell’alibi di Cosima Serrano.

E’ una delle nuove convinzioni degli inquirenti, che stanno cercando di ricostruire cosa sia realmente accaduto la mattina del 26 agosto sulla base delle dichiarazioni rese dalla stessa donna, che secondo la Procura di Taranto non sarebbero veritiere.

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Fonti investigative ipotizzano che Cosima Serrano possa essere stata testimone di episodi importanti ai fini del movente dell’assassinio.

Cosima ha sempre riferito agli inquirenti di essersi recata a lavoro la mattina del 26 agosto, accompagnata nelle campagne di Avetrana con il pullmino di un mediatore. Sul libro delle presenze in possesso del mediatore Mimì avrebbe lavorato, ma la sua versione non trova riscontri con alcune importanti testimonianze.

Il marito, Michele Misseri, ha riferito che la donna era ancora a casa quella mattina intorno alle 8.30. La supertestimone Anna Pisano ha dichiarato che verso le 9 la donna non era più in casa e che la sua auto, una Opel Astra di color verde, non era parcheggiata dinnanzi al garage di casa Misseri. Sempre secondo la vicina di casa, tornata nell’abitazione intorno alle 10 dopo un trattamento estetico, Sabrina si trovava in casa insieme a Sarah vestita come se fosse in procinto di uscire, mentre Cosima non era presente. Inoltre Cosima ha eseguito un versamento alla banca di Credito cooperativo di Avetrana alle 12.18, orario incompatibile con l’eventuale sua giornata lavorativa in campagna.

Cosa sia realmente accaduto in quella maledetta mattina del 26 agosto, giorno dell’omicidio della nipote Sarah Scazzi,  resta ancora un mistero. Sarah, secondo le attuali risultanze dell’inchiesta, sarebbe stata poi uccisa tra le 14.28 circa e 14.35 dello stesso giorno.

M.R.