MILANO, 29 OTT. Una telefonata, partita dal centralino di  Palazzo Chigi e ricevuta dai funzionari della Questura di Milano, a cui è seguito, pochi minuti dopo, l’affidamento della minorenne marocchina, che era stata condotta negli uffici della Polizia dopo l’intervento di una volante per una denuncia di furto, a una persona che si era offerta di prendersene cura.

È sicuramente questo uno degli elementi  chiave su cui sta indagando la Procura di Milano, oltre agli aspetti dell’inchiesta legati  favoreggiamento della prostituzione, in relazione alla vicenda di Ruby, la giovane che ha raccontato di incontri con il premier Silvio Berlusconi.

La  Questura di Milano, tuttavia, fa sapere che non c’è stato alcun privilegio o trattamento preferenziale per la ragazza dopo la telefonata della Presidenza del Consiglio.

Nei confronti della giovane, precisano gli ufficiali dalla Questura, sono stati comunque eseguiti tutti gli adempimenti previsti dalla legge, d’intesa con il Tribunale dei Minori. Ruby venne portata negli uffici della Polizia alle ore 20, dopo la denuncia di una sua coinquilina che l’accusava di averle rubato tremila euro, e rimase là fino a tarda notte. In quelle sei ore, la ragazza, fa sapere la Questura, fu identificata e furono contattati i suoi reali genitori. Quindi, in assenza di posto in comunità di accoglienza, d’accordo con il Tribunale dei Minori, si precisa ancora, venne affidata ad una persona che si era offerta di prendersene cura, perchè la ragazza non poteva essere trattenuta oltre dal momento che la sua situazione non prevedeva alcuna misura detentiva.

Nel frattempo gli inquirenti milanesi, attraverso il procuratore della Repubblica, Edmondo Bruti Liberati, ribadiscono che «il premier non è indagato».

Redazione