ROMA, 4 OTT. – Continua la protesta dei ricercatori universitari di UniBo; nelle ultime ore è trapelato da Roma un significativo risvolto della vicenda: la riforma dell’ università, presentata dal ministro Gelmini, potrebbe slittare, o addirittura finire su un binario morto. Infatti, la discussione del disegno di legge, prevista alla Camera per il 5 ottobre, è stata slittata al giorno 14, alla vigilia della sessione di bilancio.

Ad oggi, nell’ ateneo bolognese, non fanno lezione i ricercatori delle facoltà di: Agraria, Scienze, Chimica e Veterinaria; il rappresentante dei ricercatori in Cda, Loris Giorgini, afferma: “Dalla protesta adesso siamo passati alla mobilitazione permanente, anche quelli che tornano in aula”; in agitazione anche i ricercatori di Ingegneria del polo forlivese, che pur riprendendo l’ insegnamento, nell’ assemblea di venerdì scorso si sono riservati di intraprendere proteste “nei momenti più opportuni”. Giorgini spiega che la protesta non si  ferma “perché ci servono tanti soldi per fare ricerca, davvero molti. La carenza di risorse per noi in questo momento è incolmabile, oltre al problema dei contratti e del riconoscimento del nostro ruolo noi non abbiamo i mezzi per lavorare”.

La riforma, così come approvata dal Senato, prevede un taglio di 1 miliardo 350 mila euro per il 2011, riducendo l’ autonomia (finanziaria) degli atenei, e che i fondi a disposizione vengano distribuiti sulla base di un’ apposita graduatoria di efficienza e di merito; la vera novità sarebbe la reintroduzione del “concorsone” nazionale per il reclutamento dei docenti (9-10 mila in sei anni).

Allo studio dei tecnici del Ministero l’ emendamento del Pd Luigi Nicolais, che ha proposto un’ indennità aggiuntiva di circa 150 euro netti al mese per i ricercatori che insegnano: non si potranno apportare correzioni alla riforma, però, se non dopo l’ approvazione del bilancio da parte del Parlamento.

Antonio Ricucci