BOLOGNA,  4 SET. Grande Ulivo? Terzo polo? Macché. A sentire Enzo Raisi, deputato finiano e amministratore del Secolo d’Italia, FLI avrebbe “la forza, se ci cacciano, di andare in splendida solitudine”.  Una posizione forte, dunque, assunta comunque con la premessa “che non ci saranno elezioni”.

Gli ammiccamenti con Casini e Rutelli, resi politicamente concreti dall’astensione comune sulla mozione di sfiducia a Caliendo, sono acqua passata. Così almeno sembrerebbe stando alle parole del presidente UDC. Egli, infatti, bollando il presidente della Camera come uno dei responsabili dell’incresciosa crisi della maggioranza, ha ribadito l’esistenza di affinità con il cofondatore del PD.

E proprio dal partito democratico giungono in queste ore inviti pressanti ai finiani. Il segretario Bersani nei giorni scorsi ha proposto l’idea di un “grande Ulivo”. Si tratterebbe di un’alleanza “democratica”, da Rifondazione comunista a ”Futuro e Libertà”, per liberare l’Italia dal berlusconismo. Un patto per la Costituzione, insomma, giustificato dall’emergenza in cui sarebbe precipitato il Paese. Di certo una bella rivincita per Fini: l’ex capo del fu MSI, stretto per decenni nell’isolamento dal cosiddetto arco costituzionale, ha passato lunghi e faticosi lustri in ginocchio a ringraziare Silvio per lo sdoganamento. Ora, stanco pure dei furenti attacchi personali orchestrati dai giornali “del Cavaliere” nei suoi confronti, avrebbe l’irresistibile occasione per spingere Berlusconi nella “fogna” giudiziaria.  Ergo fuori dalla politica. Desiderio senz’altro condiviso da Rosy Bindi, presidente del PD: “se si vota alleanza con FLI”. Una passione di fine estate per le vecchie “camicie nere” o il tentativo disperato di allontanare i “rossi” di Vendola dal centrosinistra? Chissà.

Sta di fatto che sul punto i finiani si dividono. Infatti, se Granata apre al centrosinistra, seppure come extrema ratio, Raisi chiude a doppia mandata la porta: “Penso che la Bindi sia pagata da Berlusconi. I parlamentari finiani sono stati eletti nel centrodestra e lì rimarranno anche se il Pdl ci caccia. La solita diatriba tra falchi e colombe, dunque. C’è chi preferisce far buon viso a cattivo gioco per logorare Berlusconi, attendendo che l’attacco giudiziario “deberlusconizzi” il Paese e il centrodestra. E chi, impaziente, non intende aspettare oltre, anche a costo di un’alleanza contro natura (?). Intanto i mesi passano, e la primavera si avvicina. Con essa, forse, le elezioni, e, inevitabilmente, la Pasqua. Che le colombe stiano per fare una “brutta fine” ?

Antonio Del Prete