PIACENZA, 14 LUG.Domenico Iania, 52 anni, si trova nel carcere di Piacenza con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’uomo, originario di Soverato, l’8 luglio a Bari, ha ucciso a sprangate la 34enne Chiara Brandonisio, mentre in bicicletta si recava al lavoro a Ceglie del Campo, nel Barese. Un altro omicidio passionale, ancora violenza sulle donne da parte di uomini che non accettano la fine di una storia. La relazione tra Chiara e Domenico, però, era solo virtuale, nata su facebook e su facebook finita. La donna sembra avesse deciso di chiudere quel legame perché aveva conosciuto una persona con cui vivere una relazione reale. Iania non accetta quella fine. Parte da Piacenza in macchina, con un rifornimento di viveri e nella notte tra mercoledì e giovedì, raggiunge Bari, bivaccando nei pressi dell’abitazione di Chiara, a Carbonara. Probabilmente ha studiato i movimenti della donna e la mattina dell’8 luglio la aggredisce a sprangate, colpendola al volto e allo stomaco. Chiara resta in coma per 48 ore, poi il suo cuore si ferma.

L’arma usata, lunga un metro, è stata trovata vicino al corpo della donna, separata dal 2004 dopo essere stata sposata per tre anni. Domenico Iaia aveva un precedente, alla fine degli anni ‘90 aveva accoltellato la ex moglie ed era stato processato per tentato omicidio. L’uomo è stato fermato nella notte di lunedì 12 luglio a Morfasso, dove era residente. Ha passato diversi giorni da latitante, ricercato, dormendo in luoghi di fortuna (cascinali abbandonati) e si è spostato da Bari a Piacenza con l’aiuto dell’autostop. Fino al 10 luglio non sapeva di essere il maggior indiziato del delitto. Tra domenica e lunedì torna in Val d’Arda. Poi, secondo la ricostruzione della polizia, ha raggiunto Lugagnano, dove è stato visto da alcune persone che lo hanno segnalato. Vedendo le sue foto sui giornali si rende conto di essere in trappola. Raggiunge Morfasso, dove contatta un vicino, con l’intenzione di costituirsi. L’uomo, senza esitazioni, allerta la polizia che la notte del 12 luglio lo arresta.

Cristina Reggini

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