Attivisti Freedom FlotillaROMA, 3 GIU. – I pacifisti italiani rientrati in patria dopo il blitz israeliano alla nave pacifista “Freedom Flotilla” raccontano di essere stati attaccati con violenza inaudita. La giornalista Angela Lano riferisce di aver temuto per la sua vita e per quella dei suoi colleghi durante l’assalto. Dopo il sequestro di tutte le attrezzature di ripresa con cui cercavano di riprendere l’attacco, la Lano e altre donne sono state trasferite nel carcere di Tel Aviv dove tuttavia non hanno subito alcuna violenza.Un trattamento diverso è stato riservato agli attivisti: nove di loro sono morti e venticinque sono stati feriti.

Oggi rientrano in Italia, oltre ad Angela Lano, Giuseppe Fallisi e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin (a Milano Malpensa), Manuel Zani (a Fiumicino) e Marcello Faracci (in volo per Bruxelles). Il sesto italiano, Manolo Luppichini, è rimasto a Tel Aviv perché sprovvisto di passaporto ma rientrerà in Italia nel pomeriggio insieme al sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi. Fallisi ha riferito che dopo che un ragazzo di origine palestinese si è messo a discutere con la polizia sono volate parole grosse e qualche sberla e che a quel punto Manolo è intervenuto per difenderlo e i poliziotti lo hanno portato via.

Fallisi ha aggiunto che gli attivisti sono stati picchiati sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all’aeroporto di Tel Aviv e che la detenzione è avvenuta in un carcere in mezzo al deserto dove non ci sono state violenze e i detenuti avevano a disposizione una doccia. Manuel Zani, il più giovane tra gli attivisti italiani fermati durante il blitz, ha detto che “l’assalto dei soldati israeliani che si sono avvicinati alla nostra nave a bordo dei gommoni sembrava una scena del film Apocalypse now… Io sono andato con i giornalisti nella cabina di pilotaggio per cercare di filmare quello che stava succedendo, ma ci hanno sequestrato tutto: ho perso diecimila euro di attrezzature e non so se le recupererò mai. In Israele non ci torno neanche morto, ma voglio tornare in Palestina al più presto”.

I primi 488 dei circa 700 pacifisti della “Freedom Flotilla” rilasciati dalle autorità israeliane sono arrivati nella notte all’aeroporto di Ankara dove li attendevano 10mila persone che hanno manifestato contro il presidente israeliano Shimon Peres e contro Barak Obama: e’stato inscenato un funerale di Israele e sono state bruciate delle foto dei due capi di stato. Gli attivisti hanno incontrato le autorità diplomatiche nello spazio solitamente riservato all’arrivo dei capi di Stato: i manifestanti sono stati trattenuti da un cordone di poliziotti.

I primi a sbarcare sono stati i diciotto attivisti turchi e un irlandese feriti nel raid che sono stati subito trasferiti in ospedale dopodiché sono arrivati i 466 attivisti, in gran parte turchi, tra cui gli italiani che oggi rientrano a casa. A bordo c’erano anche i cadaveri dei nove attivisti morti lunedì durante l’attacco dell’esercito israeliano alla spedizione pro-Palestina: si tratta di otto turchi e un americano di origine turca. Altri sei o sette attivisti sono rimasti ricoverati a Tel Aviv perché non trasportabili data la gravità delle ferite. Un altro aereo è arrivato stamattina ad Atene con 34 attivisti: 31 greci, due francesi e un americano.

Nel frattempo l’Italia, insieme agli Stati Uniti e all’Olanda, ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu approvata a Ginevra che chiede l’istituzione di una missione di inchiesta internazionale sull’assalto israeliano alla “Freedom Flotilla”. La risoluzione è stata approvata con 32 voti a favore su 47. Gli Stati Uniti hanno proposto a Israele di svolgere una sua indagine indipendente con la partecipazione di osservatori americani ma fonti politiche rivelano che Netanyahu non sarebbe convinto della proposta americana. Il quotidiano Jerusalem Post riferisce la notizia, di provenienza americana, secondo cui la Ong turca IHH che ha organizzato la flottiglia umanitaria per Gaza avrebbe avuto contatti con Hamas, inserita nella lista dei gruppi terroristici del Dipartimento di Stato americano.

Il Sudafrica ha richiamato il suo ambasciatore in Israele per dimostrare la sua stretta condanna dell’accaduto mentre il presidente turco Abdullah Gul ha ribadito che i rapporti con Israele hanno subito «danni irreparabili» particolare Ankara ha deciso di sospendere tutti gli accordi nei settori idrico ed energetico. Tra i progetti che sicuramente saranno colpiti c’è il “Manavgat Water”, che prevedeva la consegna di 50 milioni di metri cubi d’acqua all’anno dalla Turchia a Israele. Inoltre lo Stato ebraico sarebbe escluso dal gasdotto “Blue Stream 2”, che porterà il gas russo, attraverso la Turchia, fino a Libano, Siria e Cipro.

Sara Marini