Alessandra SandriBOLOGNA, 1 GIU. – Emerge un nuovo elemento nel caso Sandri, l’11enne scomparsa 35 anni fa mentre si recava a scuola. Dal verbale dei carabinieri che perquisirono il casolare del Savena, spunta un numero di telefono scritto a penna sulla pagina di giornale. L’edificio ormai demolito, è probabilmente il luogo in cui la ragazzina fu tenuta prigioniera dai suoi aguzzini. La mamma di Sandra, Marisa Balduini, pochi giorni dopo la scomparsa della figlia riceve una telefonata anonima, una voce di bambina rotta dal pianto le dice: “Sua figlia è in Savena”, poi riattacca. Nerio, il padre della ragazza, oggi defunto, riceve due messaggi anonimi, “in una zona sul Savena, indicata come Acqua Solferina – dice una donna al telefono – si trova una casa colonica isolata e disabitata con alcuni cani e lì si sente una voce, come di una bambina imbavagliata”.

Gli uomini della squadra mobile che conducono l’inchiesta, coordinata dai pm Valter Giovannini e Giampiero Nascimbeni, hanno identificato il titolare del numero scritto sul foglio di giornale, si tratterebbe di un’azienda di trasporti bolognese che terminò l’attività nel ’96. Gli investigatori, al momento, non hanno trovato alcun collegamento tra l’impresa e le persone coinvolte nel caso Sandri. I maggior indiziati nella nuova inchiesta sono gli uomini che all’epoca abusarono della ragazzina. Due di loro sono stati condannati, uno è deceduto, mentre Giorgio Fragili, recentemente avrebbe dichiarato di non sapere nulla della vicenda.

Nel ’75 le indagini furono lacunose e il caso fu archiviato come “allontanamento volontario”, stessa sorte per l’inchiesta riaperta nel ’98. Dopo la testimonianza di Fragili e di alcune amiche di Alessandra, nei prossimi giorni gli inquirenti sentiranno altri testimoni. In assenza di nuovi elementi, inizieranno le ricerche del corpo di Sandra, proprio in quelle zone in cui i pedofili erano soliti appartarsi con le loro vittime, compreso il luogo in cui era situato il casolare.

Cristina Reggini