Piergiorgio ZorziVERONA, 1 GIU. – “Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato un gesto simile da Piergiorgio. So che c’erano delle tensioni tra lui e il padre ma non si pensava certo che potessero sfociare in questa tragedia”. Ormai è risaputo che la maggior parte dei fatti di cronaca nera hanno questo “no.happy ending”. Sono le parole degli amici di Piergiorgio Zorzi, 20 anni, che alla spicciolata si sono radunati davanti al palazzo nefasto della zona di San Massimo nella periferia veronese.

La vittima è il padre del ventenne, Giorgio Zorzi, uomo di mezza età che condivideva la vita con il suo unico figlio e la moglie, Angela. Proprio la signora Zorzi si era allontanata da qualche giorno da casa per far visita alla madre anziana e quando telefonava a Piergiorgio, chiedendo di passargli il marito, il ragazzo inventava ogni volta una scusa diversa. Il delitto, infatti, era già stato compiuto. Piergiorgio aveva assalito il padre con una motosega e, dopo averlo fatto a pezzi, aveva riposto il corpo smembrato nel garage all’interno del bidone dell’umido per la raccolta differenziata. A scoprirlo sono stati i vicini, dopo aver chiamato la polizia, causa l’odore nauseabondo che proveniva dal garage stesso.

Piergiorgio ha confessato immediatamente durante l’interrogatorio con gli inquirenti della Squadra Mobile e del pubblico ministero. Sentenza: omicidio aggravato e occultamento di cadavere. A ben vedere, però, a casa Zorzi non regnava certo un buon clima famigliare. La signora Angela soffriva da anni di sclerosi multipla, mentre il ragazzo omicida era stato rinchiuso negli anni precedenti, controvoglia e ancora minorenne, in una comunità veronese, non riuscendo per questo a diplomarsi. Nonostante non avesse fatto alcun uso di droghe pesanti, la vittima, Giorgio Zorzi, decise comunque per il figlio ancora adolescente, forse dopo averlo sorpreso con una canna fra le dita.

Come sappiamo, il giornalismo sociale vieterebbe di fermarsi alla pura cronaca nera e di approfondire realtà esistenziali che, come quelle di casa Zorzi, sarebbe uno sbaglio dimenticare senza porsi alcune domande, prima di giudicare.

Annalisa Lobosco