Festival del Cinema TransBOLOGNA, 20 MAGGIO – Giovedì 20 maggio seconda serata di proiezioni per il festival di cinema trans Divergenti al cinema Lumière di Bologna. Continua la riflessione aperta dal festival su transgenderismo e sport con la proiezione, alle ore 20.00, di Erik(A), documentario del regista austriaco Kurt Mayer che racconta la storia di Erika Schinegger: la sciatrice austriaca, vincitrice della medaglia d’oro in discesa libera ai Mondiali di sci alpino del 1966, era cresciuta ed era sempre stata considerata una donna, ma nel 1967 un test medico del Comitato Olimpico Internazionale determinò che Erika era cromosomicamente un maschio Questo caso di pseudoermafroditismo portò alla squalifica della sciatrice e alla revoca della medaglia d’oro. Nonostante la ferma opposizione della famiglia e della Commissione Sciistica Austriaca, Erika decise di operarsi, di mutare il nome in Erik e di imparare da allora ad essere un uomo. Sul suo caso Schinegger ha scritto un’autobiografia uscita nel 1988 dal titolo La mia vittoria su me stesso: l’uomo che diventò campionessa del mondo.

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Al termine della proiezione il Mit interloquirà con la Uisp sul tema Identità di genere nel mondo dello sport, al dibattito parteciperanno il regista del film Kurt Mayer e Renato Busarello del Laboratorio Smaschieramenti.

La serata continua con il secondo ciclo di proiezioni: alle 22.15 Divergenti presenta in prima nazionale Changer de sexe, pour un instant ou pour la vie, documentario girato da Olivier Delacroix nel 2009 per il canale televisivo France 4, e a seguire Transitando, opera collettiva di quattro registi spagnoli che partono da un’unica domanda: come si definiscono le persone transgender? Dalle storie di Patrik, Anna, Miguel e Natasha emerge un quadro sociale frammentario in cui non esiste una definizione condivisa su “chi è transessuale”. Una divisione che, nonostante una forte consapevolezza dell’orientamento e dei desideri di ciascuno, si ricompone nel riconoscimento della lotta comune contro una società basata sulla repressione di ciò che è diverso, spesso visto come patologico.

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