ROMA, 14 MAG. – Evidentemente, anche gettati nella gelatina, dopo un po’, i cadaveri tornano a galla. Così, parafrasando il gip di Firenze (che definì “gelatinoso” il sistema messo in piedi dalla “cricca”, n.d.R.), si potrebbe commentare lo svelamento dei 412 nomi contenuti nel “libro mastro” di Diego Anemone. All’imprenditore, scarcerato pochi giorni fa, era stato sequestrato nell’ottobre 2008 dalla Guardia di Finanza di Roma, che forse avrebbe continuato a “custodirlo” nell’oblio, se le inchieste di Perugia e Firenze non avessero abbattuto il muro di silenzio sul sistema della “cricca”. Si tratta di un elenco relativo ad una serie di interventi edili operati dall’impresa di Anemone, soprattutto a beneficio di personaggi importanti delle istituzioni. Uffici pubblici e appartamenti privati.

[ad#Juice Overlay][ad#Cpx 160 x 600]Si va da Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio, a Palazzo Grazioli, residenza romana di Berlusconi. Passando per le abitazioni di ministri, ex ministri, sottosegretari, funzionari ministeriali, ufficiali della Guardia di Finanza, giudici della Corte Costituzionale, giornalisti, registi, sacerdoti. Fra essi spiccano i nomi di Guido Bertolaso, Claudio Scajola, Pietro Lunardi e Nicola Mancino. Se il vicepresidente del CSM replica sostenendo di aver pagato di tasca sua ogni lavoro, peraltro effettuato nel lontano ’92, gli altri forniscono spiegazioni a tratti contraddittorie. Scajola, improvvisatosi Perry Mason, è entrato di diritto nella leggenda con un’autodifesa da lacrime e applausi: “se piglio quel manigoldo che mi ha regalato 900 mila euro di appartamento con vista Colosseo, lo faccio nero!” E comunque: “non conosco uomo … ehm, Anemone”. Più che una casa, un’immacolata concezione. Talmente immacolata che “sciaboletta” non si è accorto neppure di altri due interventi eseguiti in suo favore dalla ditta di Anemone: in un appartamento di via Barberini 38 e nel suo ufficio di Via Molise. Il miracolo, peraltro, si è ripetuto con l’ex ministro per le infrastrutture Lunardi. Egli, infatti, aveva in precedenza dichiarato di essersi avvalso dei servigi del capo-cricca solo per trascurabili lavori di ristrutturazione nella sua casa di campagna vicino Parma. Dal “libro mastro”, invece, si apprendono altri quattro indirizzi “interessanti”: un palazzo di via dei Prefetti, una casa di montagna a Cortina d’Ampezzo, un ufficio in via Parigi ed un appartamento in via Sant’Agata dei Goti (venduto nel 2004 a “Iniziative Speciali” della madre di Claudio Rinaldi [per cui la procura di Perugia ha richiesto l’arresto], commissario per i Mondiali di Nuoto, n.d.R.). Dev’essere stato traumatico, per il profeta dei 150 km/h in autostrada, scoprire, a settant’anni suonati, che le bugie non viaggiano su gomma, ma hanno le gambe. E pure corte. Poi ci sono Bertolaso, tre ristrutturazioni per altrettante dimore private, due all’ufficio di capo della Protezione civile, e le collaborazioni avute da sua moglie con Anemone, continuate nonostante il dipartimento della Presidenza del Consiglio, guidato dal marito, avesse già appaltato all’imprenditore alcune opere.

Quest’intreccio gelatinoso tra politica ed affari è giunto a consacrazione quando il Governo ha trasformato le politiche pubbliche in gestione delle emergenze, privando l’assegnazione degli appalti di qualsiasi forma di trasparenza. La “cricca”, i cui vertici brindarono al terremoto aquilano, basava il suo potere su appoggi multilivello, in grado di generare la presunzione dell’impunità. Eppure, oggi quasi tutte le personalità coinvolte negano di avere avuto mai rapporti con i soggetti al centro delle inchieste giudiziarie. Tanto che ad Anemone si potrebbe affibbiare lo slogan di una pubblicità progresso contro la droga, molto popolare qualche anno fa: se lo conosci, lo eviti. Di dire.

Antonio Del Prete

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