Imola, 30 apr. Dieci anni vissuti tra paura e continui soprusi per una donna imolese di 47, madre di 3 figli. Soprusi che ora forse sono finiti grazie ai provvedimenti restrittivi nei confronti del marito, un marocchino di 39 anni, emessi dal Gip di Bologna, Andrea Santucci dietro richiesta del Pm Alessandra Serra e che prevedono che non potrà avvicinarsi a meno di 500 metri dal posto di lavoro

e dall’abitazione della donna e dalla scuola frequentata dai figli.

Dieci anni di dolore vissuti nel silenzio per la 47enne riassunti molto chiaramente dal contenuto della denuncia emessa contro l’extra-comunitario: maltrattamenti continuati, violenza sessuale continuata, violenza privata e persino minacce di morte.

La loro storia inizia nel ’97, la donna ha già un figlio da una precedente relazione, s’incontrano e si sposano. Quando lei rimane incinta inizia l’inferno di botte e minacce. Lui ha paura che la moglie fugga e per questo picchia anche il bambino della donna raccomandandogli di mostrare alla mamma i segni delle botte per dissuaderla dal lasciarlo. L’atteggiamento violento e intimidatorio dell’uomo si allarga anche alla sfera sessuale, per anni la donna si concede a lui pur di evitare di venire picchiata e insultata.

Nonostante nel 2002 nasca un altro figlio, l’inferno per lei prosegue con botte e minacce di morte da parte dell’extracomunitario al fine di impedirle di chiedere aiuto e liberarsi di lui.

La svolta avviene nel 2008, quando dopo l’ennesima violenza, la donna, esasperata, chiama il 113 raccontando tutti i maltrattamenti inflitti dal marito in uno sfogo incontenibile. A quel punto partono le indagini che portano alla denuncia del marocchino e al suo allontanamento dalla famiglia. I figli ora si trovano in affidamento in una comunità e il loro papà li potrà vedere solo attraverso i colloqui programmati dagli assistenti sociali, mentre per la loro mamma forse è cominciata una nuova vita.

Monica Gaddò

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